Hegseth rivendica la “vittoria storica” sull’Iran: “Decimati”. E su Trump: “Nessuno come lui”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “L’operazione Epic Fury è stata una vittoria storica e schiacciante sul campo di battaglia sotto ogni punto di vista”. Parola di Pete Hegseth. Il capo del Pentagono, nel corso di una conferenza stampa tenutasi poche ore fa nella sala stampa del quartier generale statunitense, ha rivendicato il successo dell’offensiva contro l’Iran, un’operazione che – a suo dire – ha letteralmente “decimato” le capacità militari della Repubblica Islamica, riducendole a uno stato di inefficacia combattiva destinato a durare per anni. L’annuncio, arrivato a caldo dopo l’ufficialità del cessate il fuoco concordato con Teheran, è stato l’occasione per il Segretario della Difesa di tracciare un bilancio, a suo avviso estremamente positivo, di 38 giorni di conflitto, durante i quali, ha sottolineato Hegseth, “abbiamo smantellato l’Iran, rendendolo incapace di difendere la sua stessa popolazione”.

L’escalation e il ruolo di Trump

L’atmosfera alla vigilia della tregua era tesissima, se è vero che il mondo era rimasto “incollato” a tv e smartphone per capire se Donald Trump – che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno – avrebbe davvero dato il via all’attacco “apocalittico” più volte minacciato. Una tensione che Hegseth ha utilizzato per esaltare la figura del presidente, elogiato con toni che raramente si ascoltano in un contesto istituzionale. “Donald Trump ha fatto la storia”, ha affermato il capo del Pentagono, sottolineando come nessun altro presidente abbia mai mostrato una determinazione paragonabile alla sua. “Altri presidenti – ha aggiunto – hanno perso tempo e rimandato il problema. Lui no”. Una performance, quella del tycoon, che secondo Hegseth ha costretto l’Iran alla resa dei conti, tanto che Teheran, nelle parole del Segretario, “ci ha implorato” per ottenere la tregua.

I dettagli dell’operazione Epic Fury

A dare sostanza numerica a questa “vittoria con la V maiuscola” ci ha pensato il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, affiancato a Hegseth durante il briefing. Nel dettaglio, l’esercito americano avrebbe colpito oltre 13 mila obiettivi, distrutto l’80% dei sistemi di difesa aerea iraniani e neutralizzato la flotta navale regolare per oltre il 90%. Un’efficacia, quella dimostrata dalle forze armate, che – come ha tenuto a precisare Hegseth – è stata raggiunta impiegando meno del 10% della potenza combattiva totale degli Stati Uniti, un dato che serve a sottolineare la schiacciante superiorità tecnologica e logistica messa in campo. E se l’aspetto militare rappresenta il primo pilastro di questa comunicazione, quello economico e strategico non è da meno.

La questione dello Stretto di Hormuz

In questo quadro di distruzione pianificata, un ruolo centrale lo gioca il futuro dello Stretto di Hormuz, il passaggio cruciale per il traffico petrolifero mondiale la cui chiusura aveva fatto impennare i prezzi dell’energia. L’accordo di cessate il fuoco, della durata di due settimane, prevede la riapertura del Canale, ma la proposta avanzata dall’amministrazione americana è quella di una gestione congiunta. “Pensiamo a una joint venture, una bella cosa”, avrebbe commentato Trump, ipotizzando una cooperazione che, nelle intenzioni di Washington, dovrebbe trasformare un’area di crisi in un’opportunità commerciale. Una dichiarazione che stride – volutamente – con la durezza delle operazioni militari appena concluse, quasi a voler suggerire che la “pace” made in USA è un affare. Per ora, Hegseth ha rivendicato il raggiungimento di tutti gli obiettivi, lasciando intendere che se Teheran dovesse tentare di rinegoziare le condizioni, la pausa potrebbe rivelarsi molto breve.

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