Il Derby va al Milan, Estupinan stende l’Inter: Allegri accorcia, scudetto ancora aperto
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Redazione Sport
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La notte di San Siro profuma di rimonta, o quantomeno di speranza, per il Milan di Massimiliano Allegri, e sa invece di amaro in bocca e di occasione sprecata per l’Inter di Cristian Chivu, che vede il proprio vantaggio in classifica assottigliarsi dopo la sconfitta nell’ultimo derby della Madonnina. Il punteggio finale di 1-0, maturato al termine di una gara tesa e combattuta come da tradizione, racconta solo una parte della verità, perché al di là del risultato ciò che emerge con prepotenza è la differenza di approccio e di cinismo mostrato dalle due squadre sotto la pioggia di ricordi e di aspettative.
È stato Pervis Estupinan, terzino sinistro schierato a sorpresa sulla corsia mancina, a firmare il gol partita al minuto trentacinque, raccogliendo un assist illuminante di Youssouf Fofana che ha bucato la retroguardia nerazzurra. Un inserimento perfetto alle spalle di Luis Henrique e un sinistro violento che non ha lasciato scampo a Yann Sommer, peraltro già protagonista in avvio di gara di una sbavatura in fase d’impostazione che aveva rischiato di costare cara ai suoi. L’azione, veloce e letale, ha punito un Inter forse fin troppo compassata nella prima frazione, capace di tenere il possesso ma non di tramutarlo in pericoli concreti, eccezion fatta per l’occasione capitata a Henrikh Mkhitaryan, il cui tiro è stato neutralizzato da un attento Mike Maignan.
La ripresa ha raccontato un’altra storia, con i nerazzurri costretti a scoprirsi per cercare il pareggio e i rossoneri pronti a colpire in contropiede. E in effetti l’occasione più nitida per raddoppiare porta proprio la firma di Rafael Leão, che al quarantanovesimo minuto non sfrutta però un contropiede orchestrato da Christian Pulisic. Dall’altra parte, a pesare come un macigno sulle ambizioni interiste è l’errore sotto porta di Federico Dimarco, che al cinquantaquattresimo minuto, su un assist di Mkhitaryan, ha sprecato un vero e proprio rigore in movimento calciando alto da posizione favorevolissima. Un errore che ha spento le speranze di ritorno e che, sommato alle tante assenze, ha reso la serata nerazzurra ancor più complicata.
L’infermeria pesa e l’attacco ne risente
Se la sconfitta brucia, per l’Inter brucia ancor di più la consapevolezza di aver dovuto affrontare l’impegno clou della stagione con un attacco letteralmente falcidiato da infortuni e influenze. All’assenza ormai cronica di Lautaro Martinez, fuori da settimane per un problema muscolare al soleo della gamba sinistra e presente in panchina solo per trascinare i compagni, si è aggiunta all’ultimo momento quella di Marcus Thuram. Il francese, come ormai chiaro dalle ultime ore di agonia, non è stato nemmeno convocato a causa di un attacco influenzale che non gli ha dato tregua, costringendo lo staff tecnico a rinunciare alle sue speranze di recupero. Una doppia mazzetta che ha lasciato Chivu con il solo undici titolare composto dalla giovane coppia Ange-Yoan Bonny e Francesco Pio Esposito, mai partiti insieme prima d’ora dal primo minuto in una partita di tale caratura. Una scelta obbligata, quella del tecnico rumeno, che ha evidenziato i limiti di una rosa forse non profondissima in alcuni ruoli specifici.
Lo stesso Chivu, nel dopo partita, non ha cercato alibi ma ha riconosciuto le difficoltà offensive incontrate dalla sua squadra: “Abbiamo fatto un primo tempo a ritmi bassi – ha dichiarato – poi abbiamo patito il loro gol. Nel secondo tempo abbiamo cercato di fare meglio e l’abbiamo fatto. Abbiamo provato in tutti i modi ad accerchiare quel blocco basso ma non siamo stati in grado di pareggiarla”. E ancora, con onestà intellettuale, ha ammesso: “Eravamo sporchi. Siamo arrivati sul fondo senza mai avere un’azione bella per mettere un cross. E i cross che abbiamo messo erano facilmente sventati dalla difesa del Milan”. Parole che fotografano la sterilità di una manovra che, privata dei suoi punti di riferimento, ha faticato a creare scompiglio nella solida retroguardia rossonera, con Bonny ed Esposito sostanzialmente fuori dal gioco per lunghi tratti.
Modric e la solidità di Allegri, la chiave del successo
Dall’altra parte del campo, la musica è stata completamente diversa. Il Milan di Allegri ha messo in campo la solidità e l’esperienza che da sempre contraddistinguono le sue squadre, con una menzione speciale per Luka Modric. Il croato, nonostante l’età, ha dettato i tempi dalla regia, protetto dalla fisicità di Fofana e Rabiot, e ha sfiorato il gol già al terzo minuto. Una presenza, la sua, che ha trasmesso sicurezza a tutto l’ambiente, come dimostrato anche dal gesto di acquistare decine di biglietti per parenti e amici giunti da lontano per sostenerlo in quella che poteva essere l’ultima volta a San Siro in un derby. Una serata da incorniciare per il centrocampista, che ha mostrato una condizione atletica invidiabile e una lucidità tattica fuori dal comune.
La vittoria per 1-0, maturata grazie al lampo di Estupinan, ha un peso specifico enorme nella corsa al Titolo. Il vantaggio dell’Inter, che con un successo avrebbe potuto volare a più tredici, si è ridotto a più sette, riaprendo di fatto un campionato che sembrava già incanalato verso i colori nerazzurri. Ora, con otto giornate ancora da disputare, la matematica non condanna nessuno, ma la spinta emotiva che una stracittadina vinta può regalare è un carburante prezioso per il finale di stagione rossonero. La squadra di Allegri, che aveva già mostrato segnali di crescita nelle settimane precedenti, ha dimostrato di poter competere alla pari con la capolista, sfruttando le assenze altrui ma anche meriti propri, fatti di organizzazione, sacrificio e cinismo sottoporta.




