Enea: prezzi del gas ancora alle stelle ( 70%) e bollette senza tregua, elettricità 100% rispetto al 2022
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Redazione Economia
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Il termine scelto per descrivere i consumi energetici del 2025 è “stazionario”. Una parola che, sulla carta, potrebbe evocare un’idea di controllo, quasi di sollievo dopo la tempesta dei prezzi scatenatasi nel 2022. Ma nella realtà delle bollette italiane – quelle che ogni mese arrivano nelle case e nelle imprese – quell’aggettivo si trasforma in una fotografia impietosa: non c’è stato un crollo, né un’impennata improvvisa, bensì un inchiodarsi del sistema su livelli di spesa che nulla hanno a che fare con il vecchio mondo pre-crisi.
Numeri fermi, prezzi doppiati: il paradosso di un’energia che non costa meno
Secondo l’analisi diffusa dall’Enea sul sistema energetico italiano per l’intero 2025, il quadro è chiaro e al tempo stesso contraddittorio. Da un lato, i consumi complessivi e le emissioni di CO₂ si sono mossi pochissimo, quasi come se il paese avesse trattenuto il fiato dopo la corsa del 2022. Dall’altro, i prezzi dell’energia sono rimasti saldamente ancorati a valori ben più alti di quelli precedenti la crisi: il gas viaggia a un +70%, mentre l’elettricità ha addirittura raddoppiato i propri livelli, segnando un +100% rispetto a tre anni e mezzo fa. Non si tratta di picchi temporanei, ma di un nuovo regime di prezzi strutturalmente più elevato. A marzo 2026, per fare un esempio che riguarda il fronte delle importazioni, il solo gas acquistato dall’estero costerà al paese oltre 2 miliardi di euro.
Il primo trimestre del 2026: un lieve respiro, ma nessuna svolta
Nei primi tre mesi di quest’anno si è registrato un piccolo raffreddamento, tecnicamente marginale: consumi energetici ed emissioni di CO₂ sono scesi entrambi dell’1%. Un dato che, se letto isolatamente, potrebbe far pensare a un’inversione di tendenza. Ma la fragilità del quadro generale – lo stesso Enea lo sottolinea senza mezzi termini – suggerisce invece grande cautela. Il sistema energetico italiano assomiglia a una stanza che ha smesso di tremare senza essere stata ancora riordinata: non c’è più il terremoto del 2022, ma i mobili sono ancora per terra, e il costo per rimetterli a posto resta proibitivo.
Rinnovabili: cresce il fotovoltaico (+25%), ma il divario dagli obiettivi resta pesante (-20%)
Tra i pochi segnali positivi, spicca l’aumento della produzione da fonti pulite: le rinnovabili sono cresciute dell’1% complessivamente, con una menzione speciale per il fotovoltaico, che ha fatto un balzo del +25% arrivando a generare più di un sesto dell’elettricità totale prodotta nel paese. Un risultato non trascurabile, eppure largamente insufficiente a colmare il distacco dagli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec). Il divario è stimato in meno 20 punti percentuali: una voragine che, tradotta in termini pratici, significa dipendenza ancora alta dai combustibili fossili e bollette che non accennano a scendere in modo strutturale.
La fotografia scattata dall’Enea per il 2025 – e aggiornata con i primi dati del 2026 – restituisce quindi l’immagine di un paese fermo su un crinale scomodo: i consumi non esplodono, ma nemmeno calano in modo significativo; le rinnovabili avanzano, ma troppo lentamente; i prezzi del gas e della luce restano su livelli che, rispetto al 2022, sono quasi raddoppiati o poco meno. E in mezzo a tutto questo, la parola “stazionario” continua a pesare come una condanna, non come una conquista.




