Il rapporto Enea 2025 e il prezzo dell’energia: gas 70%, elettricità 100% in cinque anni
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’ultima analisi dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) relativa all’intero 2025 descrive una fase di stallo per la transizione energetica italiana, un quadro che – a dispetto di qualche timido miglioramento – appare oggettivamente preoccupante. I consumi, stando al report, non accennano a una riduzione strutturale, mentre le emissioni restano sostanzialmente ferme; e quel che colpisce di più, forse, è il prezzo che italiani e imprese continuano a pagare per l’energia. Rispetto al 2022, anno di riferimento prima dell’escalation del conflitto russo-ucraino, il gas risulta più caro del 70%, mentre l’elettricità segna un rincaro del 100%. Numeri che non raccontano una congiuntura improvvisa, ma una tendenza ormai consolidata da cinque anni.
Rinnovabili, crescita lieve e un ritardo pesante sul Pniec
Dall’analisi Enea emerge infatti una crescita delle fonti rinnovabili limitata a un +1% annuo, un incremento che – se letto accanto agli obiettivi del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima) – evidenzia un distacco del 20% al ribasso. Tradotto in termini meno tecnici: l’Italia installa troppo lentamente fotovoltaico, eolico e altre rinnovabili, e questo passo lento ha un costo concreto, che si misura sulla bolletta di famiglie e attività produttive. Non si tratta di un giudizio, ma di una evidenza fornita dall’agenzia governativa che da decenni monitora il sistema energetico nazionale. La situazione è ulteriormente complicata da una nuova crisi energetica globale, la quale – indipendentemente dalle tensioni geopolitiche in corso – ha ripreso a spingere i prezzi verso l’alto, annullando di fatto quei lievi caldi congiunturali registrati nel 2024.
Una stagnazione che pesa sulle importazioni di gas e petrolio
A marzo 2025, solo per metano e petrolio, l’Italia ha speso un miliardo di euro in più rispetto a quanto avrebbe sostenuto con i prezzi precedenti alla crisi. Una cifra che non è astratta: incide sulla bilancia commerciale, sulla spesa pubblica (pensate agli ammortizzatori sociali per le imprese energivore) e sulla capacità di investire altrove, dalla sanità all’istruzione. L’Enea lo scrive nero su bianco: perseverare nell’uso di fonti fossili – senza una contestuale accelerazione sulle rinnovabili – costa caro. E il governo italiano, secondo quanto si legge nel rapporto, sta proprio battendo questa strada, senza però che ciò si traduca in una maggiore sicurezza energetica o in prezzi più stabili. Anzi, la dipendenza dalle importazioni resta elevata, e ogni scossa sui mercati globali si riversa immediatamente sul sistema paese.
Il bivio energetico tra rincari strutturali e obiettivi mancati
L’Italia si trova insomma a un bivio, e l’analisi Enea per il 2025 lo documenta senza enfasi: da un lato i prezzi di gas ed elettricità sono rimasti stazionari nell’ultimo anno, ma su livelli doppi o quasi rispetto al 2022; dall’altro le rinnovabili crescono così poco che il traguardo del Pniec appare ormai fuori portata, a meno di una sterzata decisa negli investimenti e nelle autorizzazioni. Nessuna catastrofe annunciata, ma un dato di realtà che i decisori politici non possono più ignorare. Perché se è vero che la transizione non si fa in un giorno, è altrettanto vero che cinque anni di prezzi energetici alle stelle – con il gas rincarato del 70% e la luce del 100% – iniziano a configurare non più una emergenza temporanea, ma una caratteristica strutturale del sistema.




