Enea: prezzi del gas ancora a 70%, elettricità 100%. E le bollette delle famiglie italiane piangono un 5,4 miliardi
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Redazione Economia
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Il 2025 se n’è andato, e con esso un’altra occasione – forse la più ghiotta – per vedere quel famoso “cambio di passo” sulle rinnovabili che tanto ci si riprometteva. Invece, a tirare le somme ci ha pensato l’Enea, e la parola che ne è uscita è “stazionario”. Sembra innocua, quasi rassicurante, ma sulle bollette italiane pesa come una stanza che ha smesso di tremare senza essere ancora tornata in ordine. Perché se è vero che nel primo trimestre del 2026 si registra un piccolo raffreddamento – con consumi energetici ed emissioni di CO2 scesi entrambi dell’1% – il quadro generale resta quello di una fragilità cronica, appena mascherata da qualche timido segnale tecnico.
Rincari senza tregua: gas e luce schizzati verso l’alto
Per capire la portata della stangata, bisogna tornare indietro di quattro anni, al 2022, quando la crisi energetica esplose in tutta la sua violenza. Da allora, i prezzi non sono mai realmente rientrati nei ranghi. Secondo l’analisi dell’Enea sul sistema energetico italiano per l’intero 2025, il gas viaggia a un +70% rispetto al periodo pre-crisi, mentre l’elettricità segna addirittura un +100%. Tradotto: spendiamo il doppio per la luce rispetto a quanto accadeva prima che la guerra in Ucraina sconvolgesse i mercati. E la produzione da fonti rinnovabili? È cresciuta, sì, ma solo dell’1%. Un incremento del tutto insufficiente, se lo si confronta con gli obiettivi del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), dai quali manca ormai un divario del meno 20%. Un buco notevole, che impedisce alle alternative pulite di fare davvero da contrappeso alle fonti fossili.
Bollette: 5,4 miliardi in più a carico delle famiglie, la Lombardia la regione più colpita
Sul fronte economico, il conto per i cittadini è già scritto nero su bianco. Le stime dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre non lasciano spazio a dubbi: i rincari previsti per l’anno in corso – il 2026, ormai già avviato – si tradurranno in un prelievo aggiuntivo di 5,4 miliardi di euro sui bilanci delle famiglie italiane. Se poi il paragone lo si fa con il 2024, la cifra schizza a 6,6 miliardi. Una mazzata che colpisce in modo diffuso, ma con punte dolorose in alcune aree del Paese. La Lombardia, in termini assoluti, registra l’aggravio più pesante: un miliardo e 100 milioni di euro in più. E il Veneto? Non se la passa meglio, anzi: quasi 315mila veneti – pari a poco meno di 140mila nuclei familiari – sono già in condizione di povertà energetica, costretti cioè a limitare i consumi per non riuscire comunque a pagare le fatture.
Fotovoltaico in crescita, ma da solo non basta a invertire la rotta
In questo scenario dominato dai rincari, c’è però un dato che spicca, quasi controcorrente: il fotovoltaico cresce del 25%, arrivando a generare più di un sesto dell’intera produzione elettrica nazionale. Un balzo notevole, che dimostra come l’interesse per l’autoproduzione da pannelli solari si sia fatto concreto e diffuso. Tuttavia, da solo, questo comparto non riesce a compensare la lentezza degli altri settori rinnovabili, né tantomeno ad abbattere il costo finale dell’energia pagata dai consumatori. E il problema non è solo italiano: il prezzo del gas importato a marzo, viene spiegato, supererà i 2 miliardi di euro. Una cifra che fa capire quanto il nostro sistema resti ancora agganciato alle oscillazioni del mercato globale del metano, nonostante gli sforzi per diversificare le fonti.
Consumi stabili, emissioni ferme: il 2025 dell’immobilismo energetico
Il quadro che emerge dall’analisi dell’Enea è quello di un sistema che ha smesso di peggiorare – e questo, in qualche modo, potrebbe persino essere visto come un merito – ma che non riesce a decollare verso quella transizione necessaria per liberarsi dal giogo dei prezzi alti. I consumi energetici, nel corso del 2025, si sono mossi pochissimo. Le emissioni di CO2, di conseguenza, sono rimaste sostanzialmente ferme. Un immobilismo che, tradotto in bolletta, significa rincari strutturali, nessuna tregua duratura e un futuro ancora tutto da scrivere. La lievissima flessione registrata nei primi mesi del 2026, se non verrà sostenuta da politiche industriali e da investimenti concreti sul fronte delle rinnovabili, rischia di rivelarsi solo un fuoco di paglia.




