Usa, Dimon e Dalio avvertono: il debito pubblico è una minaccia più grave di quanto Moody’s valuti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il dollaro vacilla e i Treasury, considerati da molti un rifugio sicuro, mostrano crepe inattese, due dei nomi più influenti della finanza globale lanciano moniti che vanno oltre il recente declassamento del rating statunitense da parte di Moody’s. Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates, teme che Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, possa ricorrere a una stampante monetaria sempre più attiva per tamponare il debito pubblico, oggi a 36.000 miliardi. Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, aggiunge che i rischi per Wall Street sono sottovalutati: l’applicazione dei dazi annunciati potrebbe innescare un crollo dei listini, con conseguenze imprevedibili.

Il downgrade di Moody’s, che ha portato il rating da Aaa ad Aa1, non è il primo segnale d’allarme per l’economia americana, ma arriva in un momento delicato. Se la Germania mantiene il massimo giudizio e l’Italia naviga in acque più turbolente con un Baa3, gli Stati Uniti si trovano ora allo stesso livello della Francia (Aa2), mentre la Spagna, con un Baa1, non è distante. La mossa dell’agenzia di rating riflette preoccupazioni strutturali: il governo spende più di quanto incassi, e la stabilità del biglietto verde non è più scontata.

Intanto, il cambio euro-dollaro si avvicina a 1,1365, spinto dalla debolezza della valuta americana. I Treasury a dieci anni, dopo un’iniziale volatilità, sembrano essersi stabilizzati attorno al 4,5%, grazie agli interventi del Tesoro Usa. Un rendimento più alto rispetto ai Btp italiani, fermi al 3,7%, ma che nasconde insidie. "Quei titoli sembrano sicuri, e invece non lo sono poi tanto", osservano gli analisti, sottolineando come il mercato obbligazionario possa trasformarsi in una trappola.

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