Usa, Dimon e Dalio avvertono: il debito pubblico e i dazi minacciano i mercati

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre il dollaro arranca sotto il peso del declassamento di Moody’s – che ha ridotto il rating del debito sovrano americano da Aaa ad Aa1 – due voci influenti della finanza globale, Jamie Dimon e Ray Dalio, lanciano avvertimenti ancora più cupi. Se l’agenzia di rating ha messo nero su bianco i rischi di un’economia che "spende più di quanto incassa", il ceo di Jp Morgan e il fondatore di Bridgewater Associates vedono all’orizzonte tempeste peggiori, legate alle scelte di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti.

Dalio, noto per le sue analisi sui cicli del debito, teme che la Casa Bianca possa ricorrere alla stampante monetaria per alleggerire il peso dei 36.000 miliardi di debito pubblico, una mossa che, sebbene apparentemente risolutiva nel breve termine, rischierebbe di erodere ulteriormente la credibilità del Tesoro. "Quando un governo sceglie questa strada", ha osservato in passato, "è spesso l’inizio di una spirale inflattiva difficile da controllare". Intanto, il rendimento dei Treasury a 10 anni si aggira attorno al 4,5%, un livello che, seppur stabilizzato dopo i recenti acquisti del Tesoro, riflette una domanda più cauta del solito.

Jamie Dimon, da parte sua, punta il dito contro l’imminente applicazione dei dazi annunciati da Trump, misure che – a suo avviso – potrebbero innescare un crollo dei listini azionari. "I mercati non hanno ancora prezzato appieno l’impatto di queste politiche", ha sottolineato, lasciando intendere che l’attuale stabilità delle borse nasconda una vulnerabilità preoccupante. Wall Street, insomma, potrebbe trovarsi presto di fronte a una correzione violenta, soprattutto se gli investitori cominceranno a dubitare della capacità degli Usa di mantenere sotto controllo il deficit.

Il declassamento di Moody’s, che segue quello di Standard & Poor’s nel 2011, ha già avuto ripercussioni immediate sul cambio euro-dollaro, salito fino a sfiorare 1,1365. Sebbene il biglietto verde resti la valuta di riferimento globale, il suo dominio appare sempre meno scontato, aprendo interrogativi sulle opportunità per l’Europa. Con rating come quello della Germania (Aaa) o della Francia (Aa2), il Vecchio Continente potrebbe ritrovarsi in una posizione più forte per attrarre capitali, ma solo a patto di evitare le divisioni che ne hanno spesso limitato l’influenza finanziaria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.