L’apocalisse secondo Starmer: tracollo dei laburisti e ascesa di Reform Uk, la Brexit dieci anni dopo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   LONDRA - In un’epoca in cui i più impensabili paradossi sembrano diventare realtà — in primo luogo la presenza, ormai consolidata da oltre un anno, di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti — viene da ragionare al contrario. E se oggi, a dieci anni esatti dal referendum che sancì il divorzio tra Londra e Bruxelles, fosse proprio la Brexit ad agire come la causa remota dei mali politici del Regno Unito, resi clamorosamente visibili dal tracollo elettorale? Non si può assolutamente escludere, osservando i dati che arrivano dallo spoglio delle amministrative del 7 maggio. La parola che sintetizza l’esito del voto — tenutosi in Inghilterra, Galles e Scozia — è ormai impressa a caratteri cubitali sui tabloid inglesi: “Starmegeddon”. Un neologismo, questo, che fonde il cognome del primo ministro Keir Starmer con il concetto biblico di Apocalisse, a suggerire la portata devastante della débâcle subita dal suo partito.

Il crollo nei “red wall” e la perdita storica del Galles

La batosta incassata dai laburisti, alla guida del governo di Sua Maestà da meno di due anni, è innanzitutto geografica: riguarda quei territori del nord e del centro dell’Inghilterra, noti come “red wall” (la muraglia rossa), che avevano permesso a Starmer di stravincere le generali del 2024. In quelle ex roccaforti operaie, ora il consenso è evaporato. A Tameside, nella Grande Manchester, il partito ha perso il controllo del consiglio locale per la prima volta in quasi cinquant’anni; a Wigan, ex comunità mineraria gestita dai laburisti per oltre mezzo secolo, Reform Uk ha conquistato tutti i venti seggi che il partito di governo doveva difendere. Ma il segnale più drammatico, forse, arriva dal Galles: lì il Labour ha perso il governo autonomo di Cardiff, che controllava ininterrottamente da quando l’assemblea legislativa fu istituita trent’anni fa. La stessa first minister uscente, secondo i primi exit poll, non è stata rieletta nel proprio seggio. Una disfatta epocale che riduce il partito a un’esigua rappresentanza a doppia cifra nel Senedd, spazzato via dall’avanzata dei nazionalisti di Plaid Cymru e della destra di Farage.

“Reform Uk” e la fine del bipartitismo

Se i laburisti perdono — con stime che parlano di centinaia di seggi evaporati e oltre venti consigli passati di mano — i principali beneficiari di questo terremoto politico sono gli eredi diretti del vecchio Ukip: Reform Uk. La formazione populista e anti-immigrazione guidata da Nigel Farage — che molti osservatori definiscono ormai “l’uomo più influente della politica britannica” dopo questa tornata — ha letteralmente cannibalizzato il voto, conquistando centinaia di scranni nei consili locali inglesi. Lo scenario che emerge, confermato dagli analisti come John Curtice, è quello della definitiva frammentazione del vecchio sistema bipolare. Non solo il Labour viene superato in molte aree, ma anche i conservatori di Kemi Badenoch subiscono pesanti arretramenti, schiacciati dalla tenaglia tra Farage a destra e i Liberal Democratici (o i Verdi) al centro. Il dato, per chi segue le cronache politiche, è inequivocabile: non esiste più un voto utile “anti-Tory” che faccia automaticamente da salvagente a Starmer.

Lo scandalo Epstein e la crisi di consenso

Queste elezioni erano considerate un referendum implicito sulla leadership del premier, che da mesi vive una crisi di popolarità profonda. Una crisi aggravata, nell’ultimo periodo, dal coinvolgimento del suo ambasciatore negli Stati Uniti — Peter Mandelson, figura storica del New Labour — nello scandalo Epstein. La vicenda, oltre ad avere contaminato i rapporti con l’amministrazione Trump, ha restituito agli elettori l’immagine di un establishment percepito come distante e opaco. I risultati di ieri rappresentano quindi una condanna senza appello per il governo, che si trova ora indebolito anche al proprio interno. Sebbene Starmer abbia escluso l’ipotesi di dimissioni immediate, la pressione dei parlamentari — persino di alcuni ministri — per fissare un calendario che porti al suo abbandono è destinata a crescere nelle prossime ore.

Lo scrutinio in corso: seggi e scenari

Lo scrutinio, al momento della pubblicazione di questi dati, è ancora in corso: mancano all’appello i risultati definitivi di Scozia e Galles, ma la tendenza appare ormai irreversibile. Reform Uk ha già strappato seggi in aree storicamente fedeli al partito, come Hartlepool, dimostrando una capacità di mobilitazione che ha colto di sorpresa gli stessi strateghi conservatori. Per Keir Starmer, che era salito al numero 10 di Downing Street con la promessa di ricucire il Paese strappato dalla Brexit, la realtà del 2026 si presenta sotto una luce opposta: il populismo che credeva di aver domato è tornato a galla, più forte di prima, cavalcando il malessere sociale e la crisi economica, mentre la “muraglia rossa” che lo aveva incoronato è diventata, oggi, la polvere da sparo che rischia di farlo saltare in aria.

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