Fiorentina, Paratici mette la testa nel carrarmato e sogna un futuro internazionale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Con una metafora militare che non lascia spazio a fraintendimenti, Fabio Paratici ha delineato la sua prima missione alla Fiorentina, dove da ieri ha ufficialmente assunto l’incarico di direttore sportivo. “Per i prossimi mesi dovremo tenere la testa nel carrarmato”, ha dichiarato nel corso della presentazione al Viola Park, sottolineando con quella immagine la necessità di un atteggiamento di massima concentrazione e resilienza per affrontare l’emergenza classifica in cui versa il club. La sua scelta, come ha tenuto a precisare con fermezza, è stata compiuta nella piena consapevolezza della situazione sportiva, ovvero quando la squadra aveva un bottino di soli sei punti, e non contempla alcuna clausola legata a un’eventuale retrocessione, dettaglio che considera “molto lontano” dal suo modo di essere e di intendere gli impegni presi.

I ringraziamenti e la pesantezza del ruolo

Prima di addentrarsi nei contenuti programmatici, Paratici ha voluto ringraziare pubblicamente coloro che hanno reso possibile il suo approdo sotto la Torre di Maratona, a partire dal presidente Rocco Commisso e da Alessandro Ferrari, senza tralasciare un pensiero per la famiglia del proprietario, Joseph e Catherine, e per l’esperienza trascorsa al Tottenham. Un passaggio formale, il suo, che però non è sfuggito all’analisi di addetti ai lavori come Gianfranco Monti, il quale, intervenuto su Radio Bruno, ne ha evidenziato il tono misurato e l’impatto comunicativo. “Sono state dette cose in maniera pesante, nel senso buono del termine”, ha commentato Monti, ravvisando nella presentazione “la pesantezza del ruolo, un ds tosto” capace di esprimersi con poche parole chiare, lontane dalla retorica dei proclami facili.

Il doppio binario: salvezza e progetto

Il compito immediato, dunque, è quello di traghettare la squadra verso la salvezza, in una stagione che si è rivelata tra le più complicate del recente ciclo viola, ulteriormente segnata dal lutto per la scomparsa del presidente. Un’operazione, questa, che Paratici ha già iniziato a condizionare con le mosse dell’ultima finestra di mercato, dimostrando di agire su un doppio binario parallelo. Se da un lato, infatti, c’è l’urgenza contingente, dall’altro il nuovo dirigente non nasconde una visione di più ampio respiro, che trascende l’attuale posizione in classifica. “Poi penseremo al resto”, ha affermato, lasciando intendere che la strutturazione di un progetto organico è già parte integrante della sua agenda.

Il sogno di una viola globale

Proprio in quell’orizzonte futuro si colloca l’aspirazione forse più significativa emersa dal suo discorso: il sogno di plasmare una “viola internazionale”. Un’espressione che va ben oltre il semplice rinforzo del roster e che sembra puntare a un ridisegno dell’identità e del raggio d’azione del club, sia in termini di profilo dei calciatori che di visibilità e peso nel panorama calcistico continentale. Si tratta di un obiettivo ambizioso, certamente, che Paratici – forte dell’esperienza maturata in Premier League – intende perseguire con la stessa determinazione usata per descrivere la battaglia per la permanenza in Serie A, ma che per ora resta sullo sfondo, in attesa di aver consolidato le fondamenta immediate della società.

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