La banda del "finto carabiniere" truffava gli anziani: 22 arresti e 103 colpi in tutta Italia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una rete criminale specializzata in truffe ai danni di anziani è stata smantellata dalla procura di Genova, che ha coordinato un’operazione su scala nazionale. Gli arresti sono 22, mentre le misure cautelari – tra carcere e obbligo di dimora – raggiungono quota 77, con la maggior parte dei destinatari concentrati nella provincia di Napoli. Il gruppo, che ha agito in Liguria e in altre regioni, avrebbe sottratto quasi due milioni di euro in contanti e gioielli, sfruttando la vulnerabilità delle vittime.

Il metodo era collaudato: uno dei complici, spacciandosi per carabiniere al telefono, convinceva l’anziano – spesso una donna – che un familiare, di solito il figlio, fosse in grave pericolo. "Porta i soldi, altrimenti finisce in carcere", dicevano, facendo leva sul panico. In alcuni casi, come dimostrano le intercettazioni, il truffatore arrivava a chiamare la vittima "mamma", rendendo la messinscena più credibile. Le consegne avvenivano in luoghi isolati, dove un altro complice raccoglieva il bottino, scomparendo subito dopo.

L’indagine, partita da una segnalazione a Genova, ha coinvolto le squadre mobili di nove città, da Bari a Salerno, oltre al Reparto Prevenzione Crimine. Gli inquirenti hanno ricostruito 103 episodi, ma non escludono che il numero possa crescere. Quello delle truffe agli anziani, del resto, è un fenomeno in espansione, che le forze dell’ordine contrastano con operazioni sempre più mirate. In questo caso, l’uso di telefoni "usa e getta" e la frammentazione dei ruoli all’interno dell’organizzazione non hanno impedito agli investigatori di risalire ai responsabili.

Tra le prove decisive, le registrazioni delle chiamate e i movimenti finanziari sospetti, che hanno permesso di individuare i flussi di denaro. Le perquisizioni hanno portato al sequestro di oggetti preziosi e contanti, anche se parte del maltolto risulta già disperso. Quanto alle vittime, molte hanno denunciato solo dopo mesi, spesso per vergogna o timore di ritorsioni. Un dettaglio che spiega perché, nonostante l’alta redditività di questi reati, le condanne restino inferiori ai casi effettivi.

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