Smantellata a Napoli una banda che truffava gli anziani con la falsa emergenza
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Redazione Interno
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Una fitta rete criminale, saldamente radicata a Napoli ma con tentacoli in grado di colpire in tutta Italia, è stata smantellata dai Carabinieri del comando provinciale di Genova. L’operazione, condotta all’alba di martedì su ordine della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, ha portato all’esecuzione di ventuno ordinanze di custodia cautelare, di cui diciassette in carcere, nei confronti di persone ritenute componenti di un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento sistematico della vulnerabilità degli anziani. Le accuse, oltre a quelle associative, comprendono una lunga serie di reati quali ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio, a dimostrazione di un modus operandi collaudato e spietatamente efficiente.
Il meccanismo spietato della falsa emergenza
Il copione, ripetuto con fredda precisione, non variava mai. All’altro capo della linea, una voce impostata si spacciava per un carabiniere o, in alternativa, per un avvocato, comunicando all’anziano una notizia drammatica: un figlio o un nipote aveva causato un gravissimo incidente stradale. Seguiva, in un crescendo di pressione psicologica, l’annuncio di un arresto imminente, con l’unica via d’uscita rappresentata dal pagamento immediato di una ingente cauzione in denaro contante o, in subordine, in gioielli. La fretta imposta, il panico inoculato, il timore per i propri cari: elementi che, combinati insieme, spezzavano qualsiasi difesa e portavano le vittime a consegnare i propri risparmi di una vita nelle mani di corrieri appositamente inviati, i cosiddetti “trasfertisti”, che si muovevano rapidamente da una regione all’altra.
Dall’indagine genovese la ricostruzione del sistema
L’inchiesta, partita proprio da Genova dopo una delle numerose truffe andate a segno, ha permesso di risalire al cuore organizzativo dell’intero sistema, situato nel napoletano. Da lì, i cosiddetti “telefonisti” gestivano le chiamate predatorie, coordinando poi il prelievo del maltolto su scala nazionale. Le indagini hanno ricostruito un quadro di trentatré episodi distinti, tra consumati e tentati, perpetrati in un arco temporale relativamente breve – tra maggio 2024 e gennaio 2025 – ma dal profitto illecito già accertato in una somma superiore ai trecentomila euro, cifra destinata verosimilmente ad aumentare con gli accertamenti ancora in corso. Si tratta, in buona sostanza, di un business criminoso che ha trasformato il dolore e la paura in un flusso di capitale, gestito poi attraverso canali opachi per il suo ripulimento.
La struttura a cellule dell’organizzazione
L’efficacia e la capillarità dell’organizzazione poggiavano su una rigida divisione dei compiti, quasi da catena di montaggio del disonore. Ai “telefonisti”, reclusi nelle basi logistiche campane, spettava il compito iniziale e cruciale di individuare la preda e metterla in stato di shock. Una volta agganciata la vittima, entravano in scena i già citati “trasfertisti”, figure mobili incaricate di raccogliere materialmente il denaro in qualsiasi città esso fosse, viaggiando spesso da Nord a Sud in giornata. Il ricavato delle estorsioni veniva quindi gestito da altri soggetti, dediti specificamente al riciclaggio delle somme, confermando come ogni anello della catena fosse specializzato e, al tempo stesso, indispensabile per il funzionamento dell’intero meccanismo criminale.




