Il superG regala un’altra italiana sul podio, ma Goggia frena e tiene aperta la sfida

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica in Val di Fassa, che chiude il trittico di Coppa del Mondo sulle nevi trentine, si tinge ancora d’azzurro, anche se non proprio nei modi che ci si aspettava alla vigilia. Dopo i due sigilli consecutivi di Laura Pirovano in discesa, il superG andato in scena questa mattina, domenica 8 marzo, ha visto il ritorno al successo di Elena Curtoni, una veterana che mancava dall’abbraccio più alto di un podio da dicembre del 2022, quando vinse la discesa di Sankt Moritz. Per lei, che con i suoi 35 anni rappresenta l’esperienza silenziosa del gruppo azzurro, è la quarta affermazione in carriera, la seconda in superG, e arriva su una pista, quella della Volata, che sembra portare decisamente bene alle italiane.

Alle spalle della Curtoni, che ha fermato il cronometro sull’1:29.07, si è piazzata la norvegese Kajsa Vickhoff Lie, staccata di ventisei centesimi, ma la vera sorpresa, quella che ha scaldato il cuore del pubblico e probabilmente fatto esultare più di ogni altra cosa i tifosi, è stata la terza piazza di Asja Zenere. La ventinovenne, partita con il pettorale numero 33 e mai andata oltre una ventesima posizione in carriera nella specialità, ha infilato una discesa perfetta, sfruttando la visibilità di una pista ancora integra e chiudendo a soli ventisette centesimi dalla vincitrice, relegando la francese Romane Miradoli, vicecampionessa olimpica, ai piedi del podio per appena sette centesimi. Un exploit che sa di consacrazione per un’atleta che finora aveva raccolto ben poco rispetto alle sue potenzialità.

Se la giornata è stata da incorniciare per la squadra italiana, che piazza due atlete sul podio e ben cinque nelle prime quindici, lo stesso non si può dire per le due attese protagoniste di casa. Laura Pirovano, che sognava il tris dopo le due perle in discesa, non è riuscita a trovare la chiave giusta per domare il tracciato più tecnico. La sua sciata, sempre potente, ha pagato dazio nella parte centrale, troppo sulle lamine e con difficoltà a scaricare la velocità nei cambi di pendenza: alla fine un ottavo posto, a quarantasei centesimi dalla compagna Curtoni, che comunque non scalfisce un weekend che rimarrà indelebile nella sua memoria.

Ben più amareggiata, e con ogni probabilità, è Sofia Goggia. La leader della classifica di specialità, che scendeva con il pettorale numero 14, non è mai apparsa in controllo. Già dall’alto, i suoi sci faticavano a scorrere puliti, il tempismo nei curvoni era sempre in ritardo e la sensazione, chiara a tutti gli addetti ai lavori, era quella di un’atleta in lotta con l’attrezzatura più che con la pista. Un nono posto finale, a sessantaquattro centesimi, che certifica il momento opaco dopo i deludenti piazzamenti in discesa. La stessa Goggia, nel dopo gara, ha parlato di una mancanza di controllo totale sugli sci, ammettendo di aver cercato solo di limitare i danni nella parte alta del tracciato per non compromettere ulteriormente una gara già difficile.

E così, nonostante la delusione, la classifica del superG rimane saldamente in mano alla bergamasca, che però vede avvicinarsi pericolosamente la neozelandese Alice Robinson, giunta quarta a pari merito con Miradoli. Il vantaggio di Goggia, che era di oltre cento punti, si assottiglia ora a 63 lunghezze sulla sua diretta inseguitrice, grazie anche alla zampata della Zenere che ha rubato punti preziosi a Robinson. La tedesca Emma Aicher, che avrebbe potuto inserirsi nella bagarre, è clamorosamente uscita durante la sua prova, salutando di fatto ogni velleità di rimonta nella graduatoria di specialità. La corsa per la coppa di cristallo di superG si deciderà dunque alle finali di Lillehammer, in Norvegia, il prossimo 22 marzo: per Goggia basterà un sesto posto per chiudere i conti, ma la pressione, dopo questa prestazione in Val di Fassa, è tornata a farsi sentire.

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