Tram deragliato a Milano, la procura indaga l’autista per disastro e si concentra sul giallo della telecamera frontale
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Redazione Interno
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È una duplice verità, quella che emerge dai primi accertamenti tecnici sul deragliamento del tram 9 avvenuto in viale Vittorio Veneto, che la Procura di Milano sta cercando di comporre in un quadro unitario: da un lato, la posizione del conducente, un sessantenne con trentaquattro anni di servizio alle spalle e prossimo alla pensione, finito nel registro degli indagati con le ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo plurimo al disastro ferroviario colposo, passando per le lesioni; dall’altro, l’anomalia tecnica che ha fatto scattare l’allarme tra gli investigatori, quel misterioso spegnimento della telecamera frontale del Tramlink, il nuovo modello di ultima generazione prodotto dalla Stadler, avvenuto pochi istanti prima che il convoglio saltasse la fermata e si schiantasse contro il palazzo all’angolo con via Lazzaretto.
La dinamica, per come è stata ricostruita fino a questo momento dalla pm Elisa Calanducci e dal procuratore Marcello Viola, vede il mezzo della linea 9 procedere da piazza Repubblica verso Porta Venezia quando, per cause che si cercano di accertare, invece di proseguire dritto, imbocca una curva a sinistra, quella che porta il binario a infilarsi in via Lazzaretto, ma lo fa a una velocità tale — secondo quanto si legge nel decreto di sequestro — da provocare lo scarrocciamento e il successivo impatto contro l’edificio che ospita un ristorante. L’autista, ascoltato subito dopo la tragedia, ha parlato di un malore improvviso, di un “buio” davanti agli occhi che gli avrebbe impedito di azionare lo scambio, lasciando il tram nella direzione impostata dal convoglio precedente, ma i risultati negativi dei test per alcol e stupefacenti non bastano a fugare i dubbi degli inquirenti, che ora hanno sequestrato il telefono cellulare dell’uomo per verificare se una distrazione, magari un messaggio, possa aver giocato un ruolo fatale.
L’enigma dei secondi mancanti e il sistema “uomo morto”
Ciò che rende la vicenda tecnicamente complessa, e che ha portato gli investigatori a disporre un accertamento tecnico irripetibile sulla scatola nera del mezzo, è il comportamento anomalo del sistema di videosorveglianza di bordo. La telecamera frontale, quella che riprende il campo visivo del conducente, si è spenta per alcuni secondi, per poi riaccendersi poco prima che il tram impattasse contro il palazzo; un’interruzione che i tecnici definiscono al momento “inspiegabile” e che potrebbe essere stata causata da un improvviso calo di tensione, ma che solleva interrogativi anche sul funzionamento del dispositivo di sicurezza noto come “uomo morto”, quel meccanismo che dovrebbe azionare automaticamente i freni se chi è alla guida non esercita pressione sui comandi per un certo lasso di tempo. La distanza, in questo caso, potrebbe essere stata troppo ridotta tra il momento del malore — se di malore si è trattato — e la curva fatale, impedendo al sistema di inserirsi in tempo utile per evitare la strage.
Lo scambio di identità e il volto delle vittime
Nella concitazione dei soccorsi, con decine di feriti trasportati negli ospedali della città e le ambulanze che si alternavano sul luogo del disastro, si era inizialmente diffusa la notizia che una delle due persone morte fosse Abdou Karim Tourè, un cinquantaseienne senegalese; un errore di identificazione che ha aggiunto ulteriore sconcerto a una vicenda già drammatica. Solo nella giornata di ieri, gli uffici della Procura hanno potuto chiarire che il cittadino deceduto è in realtà Okon Johnson Lucky, nigeriano, che avrebbe compiuto cinquant’anni il prossimo agosto, mentre Tourè è vivo, seppur ricoverato in condizioni gravissime. Accanto a loro, la prima vittima accertata, Ferdinando Favia, sessantenne italiano, sbalzato dal finestrino posteriore insieme alla compagna, che resta ricoverata in prognosi riservata: un tributo di sangue che la città conta mentre gli inquirenti stringono il cerchio attorno a ogni elemento utile, dalle comunicazioni tra il tramviere e la centrale Atm ai brogliacci di bordo, fino ai rilievi della polizia locale sullo stato dello scambio e sulla velocità di percorrenza.




