Hormuz, gli effetti sui prezzi: Teheran minaccia il blocco, petrolio verso nuovi massimi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Parlamento iraniano ha approvato ieri la chiusura dello Stretto di Hormuz, una mossa che, se attuata, potrebbe innescare una crisi energetica globale. Eppure i mercati mediorientali hanno reagito con scetticismo, quasi a sottovalutare la minaccia. La vera prova arriverà oggi, con la riapertura delle borse asiatiche, europee e statunitensi, e soprattutto con il transito delle oltre cinquanta petroliere e gasiere che quotidianamente solcano quelle acque.

Gli analisti di Saxo Bank prevedono un immediato rincaro del greggio, con un rialzo fino a 5 dollari al barile, mentre il prezzo ha già registrato un +11% dal 13 giugno, quando Israele lanciò il primo attacco contro l’Iran. Lo stretto di Hormuz, ribattezzato Bab as-salam ("porta della pace"), rischia invece di trasformarsi nell’epicentro di un conflitto regionale dalle ripercussioni imprevedibili. Situato all’imbocco del Golfo Persico, diviso tra acque iraniane e omanite, è un passaggio obbligato per un terzo della produzione petrolifera mondiale.

I mercati asiatici hanno aperto in ribasso, ma l’attenzione è tutta sul petrolio, che ha toccato i massimi da cinque mesi. Gli investitori temono una risposta iraniana agli attacchi americani contro i siti nucleari, con possibili ripercussioni sull’inflazione e sull’economia globale. Finora, però, le reazioni sono state contenute: il dollaro ha beneficiato solo marginalmente del suo status di bene rifugio, e non si registrano vendite dettate dal panico.

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