Famiglia del bosco, i legali attaccano l’assistente sociale e partono le ispezioni del ministero
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Redazione Interno
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Il caso della cosiddetta famiglia del bosco, che ormai da mesi tiene banco nelle cronache giudiziarie italiane, registra un’ulteriore e significativa escalation del conflitto. Al centro della bufera, questa volta, finisce in maniera esplicita la figura dell’assistente sociale Veruska D'Angelo, la professionista incaricata di seguire la situazione dei tre minori e dei genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham. A scagliarsi contro di lei è stato Marco Femminella, uno dei legali della coppia, con dichiarazioni nette e prive di ambiguità rilasciate all’uscita del suo studio legale a Chieti. "Io non vedo un’assistente sociale", ha esordito Femminella, quasi mettendo in dubbio la legittimità stessa del ruolo ricoperto dalla donna in questo delicato procedimento, in un clima di tensione che si è fatto via via più aspro fino a culminare, circa dieci giorni fa, con il drammatico allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia dove attualmente sono ospitati i suoi tre figli. Il legale ha poi aggiunto, quasi a voler sottolineare l’insostenibilità della situazione mediatica che avvolge la vicenda, come quella che lui definisce una “sovraesposizione” stia ormai diventando un problema ingestibile, un fardello che complica ulteriormente una situazione già di per sé estremamente complessa e dolorosa.
Se da un lato la battaglia legale si combatte sul terreno delle dichiarazioni e delle accuse incrociate, dall'altro lato si gioca una partita altrettanto cruciale sul piano tecnico e logistico. Mentre la famiglia è divisa, a Palmoli, in provincia di Chieti, si lavora per rendere nuovamente agibile e a norma di legge la loro abitazione, quella casa nel bosco da cui tutto è iniziato. L’architetta Elisa Sciuto, intervistata dalla trasmissione di Canale 5 “Dentro la Notizia”, ha fornito dettagli precisi sull’intervento di ristrutturazione, spiegando come l’obiettivo sia quello di realizzare un edificio che rispetti non solo tutti i crismi di legge, ma che mantenga anche quella vocazione alla sostenibilità ambientale tanto cara alla coppia. Si tratta di un passaggio fondamentale, questo, perché il progetto dovrà tenere conto delle specifiche richieste di Nathan e Catherine in fatto di materiali naturali e biocompatibili, nel tentativo di creare uno spazio che possa un giorno, forse, tornare ad accogliere l’intero nucleo familiare, se e quando le condizioni giudiziarie lo permetteranno.
Nel frattempo, la pressione istituzionale sul Tribunale per i minorenni dell’Aquila si è fatta palpabile. Come richiesto esplicitamente dal Guardasigilli Carlo Nordio, una squadra di ispettori del ministero della Giustizia ha fatto ingresso negli uffici giudiziari del capoluogo abruzzese. Erano quattro, a bordo di un’auto scura, e hanno dovuto letteralmente fendere la folla di cronisti accorsi per assistere a quello che si preannuncia come un momento chiave per comprendere la gestione dell’intera pratica. L’ispezione, che si svolge "nella massima collaborazione e serenità" come hanno tenuto a precisare le parti coinvolte, è volta a verificare nel dettaglio l’operato dei magistrati e le motivazioni che hanno portato a decisioni tanto discusse, a cominciare dalla sospensione della responsabilità genitoriale e dal successivo allontanamento della madre. Il ministro Nordio, del resto, non ha mai nascosto la sua volontà di fare piena luce sulla vicenda, e l’arrivo degli ispettori rappresenta l’atto concreto di questa determinazione, in un momento in cui la cronaca giudiziaria si intreccia inestricabilmente con il dibattito politico.




