«Non c’era una visione comune»: la “famiglia nel bosco” perde anche i secondi avvocati
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Redazione Interno
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La vicenda giudiziaria che ruota attorno al nucleo familiare noto come la “famiglia nel bosco”, stanziato nelle campagne di Palmoli, nel Chietino, ha subito un’ulteriore scossa. Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, la coppia anglo-australiana al centro del caso, si ritrovano improvvisamente senza alcuna rappresentanza legale. A rinunciare al mandato, infatti, sono stati gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, entrambi del Foro di Chieti, dopo un rapporto professionale durato solo qualche mese. La motivazione, per quanto sintetica, è apparsa agli inquirenti e agli operatori del settore come il segnale di una crisi ormai insanabile: “Non c’era una visione comune”, ha dichiarato la legale Solinas sollecitata da un’agenzia di stampa, sottolineando – senza troppi giri di parole – che la strategia difensiva non poteva più procedere su un binario condiviso con i propri assistiti.
Un addio che segue un copione già visto
Non è la prima volta, va detto, che i genitori si trovino a dover fare i conti con un abbandono in piena regola da parte dei loro difensori. Già nello scorso novembre, i due avevano perso il precedente avvocato, Giovanni Angelucci, il quale aveva giustificato la propria rinuncia facendo riferimento a un atteggiamento ritenuto “oppositivo” da parte di Catherine e Nathan. Quel primo strappo era stato letto come un campanello d’allarme sulla disponibilità della coppia a collaborare con le istituzioni, una disponibilità che le autorità giudiziarie considerano essenziale per valutare il recupero della responsabilità genitoriale. Ora, con il secondo cambio consecutivo, il Tribunale per i minorenni – che ha già disposto la sospensione della potestà sui tre figli minori – si trova davanti a un quadro di crescente isolamento della famiglia. Una situazione che, di fatto, avvicina sempre più l’ipotesi di un affidamento dei minori a terze strutture o a nuclei familiari idonei.
La frattura sulla “visione comune” e il nodo del bosco
Ad aver determinato la rottura, secondo quanto filtrato dall’entourage legale, non sarebbe stata una singola scelta processuale, quanto piuttosto una divergenza di fondo sul metodo. Femminella e Solinas, avevano preso in carico il caso dopo l’addio di Angelucci, sperando di trovare un terreno d’intesa che consentisse di dialogare con il giudice minorile e con i servizi sociali. Ma il confronto – a quanto pare – si è arenato su uno scoglio preciso: la gestione del rapporto tra la scelta di vita naturalistica della coppia e gli obblighi di tutela dei minori, primo fra tutti la frequenza scolastica e i controlli medici periodici. La frase “non c’era una visione comune”, ripetuta dalla Solinas, sintetizza quindi più di un semplice disaccordo tattico: è l’ammissione di uno iato insuperabile su come bilanciare l’ideale di un’esistenza fuori dal mondo con le norme inderogabili che proteggono l’infanzia. E senza una mediazione possibile, i due legali hanno preferito depositare la rinuncia al mandato, lasciando la coppia priva di voce in tribunale nel momento più delicato del procedimento.
Verso un provvedimento che appare ormai inevitabile
Il vuoto legale in cui si trovano ora Catherine e Nathan Trevallion rischia di accelerare i tempi di una decisione che il giudice minorile aveva finora tentato di rimandare, nella speranza di un ravvedimento o almeno di una maggiore apertura al confronto. La sospensione della responsabilità genitoriale, già in essere, non è ancora sfociata in un allontanamento definitivo dei tre bambini dalla casa nel bosco. Ma il combinato disposto dell’oppositività riconosciuta dal primo difensore e dell’attuale rottura con i secondi legali – senza che al momento si conosca l’identità di un eventuale nuovo avvocato d’ufficio – spinge la magistratura a valutare un affido che finora era stato solo ipotizzato. Nel silenzio della coppia, che non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche dopo l’ennesimo abbandono, resta il fatto concreto che nessuno, al momento, rappresenta gli interessi dei genitori dinanzi al Tribunale per i minorenni di Chieti. E questo, in un procedimento già segnato da tensioni e incomprensioni, rappresenta un elemento di non poco conto per chi dovrà decidere il futuro dei tre minori.




