Famiglia del bosco, l’avvocato Femminella attacca: «D’Angelo non è un’assistente sociale» e intanto gli ispettori del ministero sono al lavoro a L’Aquila
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Redazione Interno
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Il fronte giudiziario legato alla vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” si arricchisce di un nuovo, e particolarmente aspro, capitolo che vede al centro della bufera la figura dell’assistente sociale incaricata di seguire il caso. A scagliarsi contro la professionista, gettando ulteriore benzina sul fuoco di una contesa ormai logorante, è stato Marco Femminella, uno dei due legali che assistono Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori ai quali sono stati allontanati i tre figli. «Veruska D'Angelo? Io non vedo un’assistente sociale. Lei ne ha vista una in giro?», ha esordito il difensore con una domanda retorica dal tono tranchant, lasciando il suo studio legale di Chieti e sintetizzando in poche battute il clima di tensione palpabile che da tempo avvolge i rapporti tra la difesa e i servizi sociali. Il riferimento, neanche troppo velato del legale, è a quella che la difesa percepisce come una gestione parziale e poco incline al dialogo, culminata dieci giorni fa con l’allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia di Vasto dove sono tuttora ospitati i minori. Femminella, nel suo breve intervento, ha voluto sottolineare come l’eccessiva esposizione mediatica, alimentatasi attorno a ogni singolo passaggio procedurale, abbia ormai superato ogni limite di sostenibilità, trasformandosi essa stessa in un ostacolo alla serena definizione della pratica. Una sorta di cortocircuito comunicativo, quello a cui si riferisce l’avvocato, che rischia di offuscare il cuore della questione, ovvero il destino dei tre bambini e il loro diritto a ricostruire una stabilità affettiva, che sia con i genitori biologici o in altro contesto ritenuto idoneo.
L’ispezione ministeriale entra nel vivo tra carte e audizioni
Mentre la polemica sulle parole dell’avvocato Femminella inizia a rimbalzare tra le agenzie, la macchina della verità voluta dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, procede spedita e senza sosta. Già dalla mattina del 17 marzo, come da cronoprogramma, i quattro ispettori ministeriali, con a capo Monica Sarti, hanno varcato l’ingresso del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dando il via a un accertamento che si preannuncia minuzioso e destinato a protrarsi per almeno tre giorni. Un’ispezione, questa, che rappresenta un passo significativo e che affonda le sue radici in una precedente istruttoria, già avviata a novembre, ma che ora si fa più sa e diretta, prevedendo l’esame approfondito degli atti e l’ascolto diretto dei magistrati che hanno firmato i provvedimenti di allontanamento dei piccoli. «Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari nella massima collaborazione e serenità», ha dichiarato Sarti, blindando però ogni dettaglio ulteriore sull’andamento dei lavori in un riserbo funzionale alla complessità dell’indagine conoscitiva. Un’indagine che, va ricordato, non ha alcun potere decisorio immediato sul destino dei minori, ma che potrebbe assumere un peso rilevante nel quadro complessivo, laddove dovessero emergere profili di responsabilità disciplinare a carico dei giudici minorili. La sensazione, palpabile tra i corridoi del palazzo di giustizia aquilano, è che si stia vivendo una fase di stallo necessaria, in cui la macchina giudiziaria ordinaria attende che quella ispettiva faccia il suo corso, in un intreccio di competenze che rende la vicenda sempre più intricata.
La controffensiva della difesa tra istanze e nuove relazioni tecniche
Parallelamente all’arrivo degli ispettori, l’ufficio legale che rappresenta i Trevallion non ha certo abbassato la guardia, anzi. I legali Marco Femminella e Danila Solinas hanno infatti depositato un nuovo ricorso presso la Corte d’Appello, con il quale si contesta l’ultimo, discusso provvedimento che disponeva il trasferimento dei bambini dalla casa famiglia di Vasto verso un’altra struttura, un passaggio che al momento appare congelato. A supporto dell’istanza, e a dare manforte alle ragioni della coppia, è stata allegata una relazione degli psicologi della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, i quali, dopo un’attenta osservazione, avrebbero concluso per la necessità di procedere a una riunificazione del nucleo familiare. Un parere, questo, che si allinea a quanto sostenuto anche dal perito di parte della famiglia, lo psichiatra Tonino Cantelmi, il quale ha ribadito come le criticità che avevano giustificato l’allontanamento iniziale — dalle condizioni abitative del casolare di Palmoli alle presunte carenze educative — sarebbero state ormai superate e risolte. Un coro di voci, quelle degli esperti, che invoca un ritorno alla normalità per i tre piccoli, messi a dura prova da mesi di separazioni e spostamenti, e che chiede con forza che si ponga fine a una contrapposizione, quella tra i genitori e le istituzioni, che sembra aver perso di vista l’interesse primario dei minori coinvolti.
Una frattura insanabile con i servizi sociali
L’affondo dell’avvocato Femminella nei confronti dell’assistente sociale, per quanto duro, non rappresenta certo un fulmine a ciel sereno, bensì l’apice di un rapporto ormai logoro e segnato da reciproche incomprensioni. Del resto, la stessa professionista, in un atto depositato nei giorni scorsi, aveva accusato i legali della coppia di aver ostacolato il percorso di perizia psicologica, innescando un ulteriore motivo di frizione. Una guerra di carte e di dichiarazioni, quella in corso, che vede contrapposte due visioni opposte: da un lato la difesa, che dipinge l’operatrice come parziale e poco incline ad accogliere le istanze dei genitori, arrivando a chiederne la revoca già a gennaio; dall’altro i servizi sociali, che rivendicano la correttezza del loro operato, volto esclusivamente alla tutela dei minori in un contesto che definivano di forte pregiudizio. In questo clima di scontro frontale, anche la presidente del Tribunale per i minorenni, Cecilia Angrisano, la cui vigilanza è stata rafforzata dopo le minacce ricevute sui social, ha sentito il bisogno di precisare, attraverso una nota, che le decisioni del tribunale non nascono da posizioni ideologiche ma sono ispirate esclusivamente al benessere dei bambini, una precisazione che suona come un tentativo di difendere l’operato della magistratura minorile dagli attacchi politici e mediatici che si sono susseguiti in queste settimane.




