Natanz, colpiti gli ingressi del sito nucleare iraniano: l’Aiea conferma i danni ma nessuna fuga radioattiva
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Redazione Esteri
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Nel terzo giorno dell’offensiva militare congiunta lanciata da Israele e Stati Uniti contro la Repubblica Islamica dell’Iran, un obiettivo strategico di primaria importanza è stato centrato: il complesso di arricchimento dell’uranio di Natanz, cuore pulsante del programma atomico di Teheran, ha subito danni circoscritti ma inequivocabili. La conferma ufficiale, che arriva dopo le iniziali dichiarazioni delle autorità iraniane e una prudente fase di verifica da parte degli esperti, è stata fornita dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), l’organismo delle Nazioni Unite preposto al controllo e alla salvaguardia del materiale nucleare nel mondo. Sulla base dell’analisi delle più recenti immagini satellitari, gli ispettori dell’agenzia con sede a Vienna hanno potuto constatare come i bombardamenti abbiano preso di mira e danneggiato specificamente gli “edifici d’ingresso” che conducono alla porzione sotterranea dell’impianto. Si tratta, va precisato, delle strutture che ospitano i punti di accesso per il personale e per i mezzi, fondamentali per l’operatività del sito, ma la cui distruzione non sembra aver intaccato il cuore delle attività di arricchimento, che si svolgono in sale protette e scavate in profondità nel sottosuolo.
L’Aiea, nella sua nota tecnica diffusa nella giornata di oggi, ha tenuto a sottolineare un aspetto cruciale per la sicurezza ambientale e sanitaria della regione: nonostante il danneggiamento delle infrastrutture di accesso, non è stato rilevato “alcun impatto aggiuntivo” presso il vero e proprio impianto di arricchimento del combustibile, il cosiddetto Fep, che già in passato, e in particolare durante i raid dello scorso giugno, aveva riportato danni significativi. La precisazione dell’agenzia è volta a fugare i timori, immediatamente emersi, di una possibile contaminazione ambientale. Il timore, concreto fin dalle prime ore del conflitto, era che le bombe potessero violare le barriere di confinamento delle sale dove operano le centrifughe, provocando la dispersione di particelle di uranio. L’uranio, come ricordano i fisici nucleari, non è soltanto un materiale strategico ma anche un elemento tossico e radioattivo, la cui diffusione nell’atmosfera o nel suolo creerebbe una catastrofe ecologica dai tempi di bonifica incalcolabili. Al momento, però, questa eventualità è stata scongiurata: i danni materiali, per quanto rilevanti dal punto di vista operativo e militare, non hanno interessato i nuclei caldi dove il materiale fissile viene lavorato.




