Israele colpisce ancora il sito nucleare di Isfahan, l’Aiea esclude fughe radioattive

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Idf ha confermato di aver attaccato per la seconda volta il sito nucleare di Isfahan nel corso di un’operazione notturna che ha coinvolto 50 caccia e il lancio di circa 150 bombe su decine di obiettivi militari iraniani. Secondo le forze israeliane, la struttura sarebbe coinvolta nella “conversione dell’uranio”, fase successiva all’arricchimento nel processo di produzione del nucleo di un’arma atomica. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), tuttavia, ha escluso – almeno per il momento – un aumento dei livelli di radiazioni all’esterno dei siti colpiti, tra cui quello di Fordow.

L’intervento israeliano arriva nel quadro di un’escalation sempre più diretta tra Tel Aviv e Teheran, dopo che gli Stati Uniti – con Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca – hanno partecipato alle operazioni bombardando Fordow e lanciando missili cruise contro Natanz e Isfahan. Fonti non ufficiali suggeriscono che l’Iran avrebbe spostato parte dell’uranio arricchito per metterlo al sicuro, garantendo così la continuità del programma nucleare.

Intanto, il fisico Valerio Rossi Albertini, intervenuto su Sky TG24, ha spiegato con esempi visivi il funzionamento del processo di arricchimento, distinguendo tra uranio 235fissile, quindi utilizzabile per la produzione di energia o armi – e uranio 238, più stabile ma non adatto alla fissione. Le centrifughe, ha chiarito, servono proprio a separare gli isotopi, selezionando quello più prezioso e pericoloso.

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