La provocazione di Ben Gvir a Barghouti in carcere: l’umiliazione e la resistenza

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Magro, scavato dal tempo e dalla detenzione, Marwan Barghouti è apparso in un video diffuso questa settimana durante l’incontro in carcere con il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir. Le immagini, le prime da anni che lo ritraggono, mostrano un uomo inevitabilmente provato, ma non piegato, mentre ascolta le parole del falco del governo Netanyahu: «Non vincerete. Chiunque agisca contro Israele verrà annientato». Una dichiarazione che, al di là del tono minaccioso, suona come un’ulteriore umiliazione per il leader palestinese, detenuto da oltre vent’anni e condannato a cinque ergastoli per omicidio e appartenenza a un’organizzazione terroristica.

Per i palestinesi, Barghouti rimane un simbolo di resistenza, l’unica figura in grado di unire le diverse anime del movimento nazionale, da Hamas al Fronte Popolare. Per Israele, invece, è un terrorista, responsabile di attentati sanguinosi durante la Seconda Intifada. La sua condanna, nel 2004, fu celebrata come una vittoria della giustizia israeliana, ma la sua figura ha continuato a rappresentare, anche dietro le sbarre, una speranza per molti palestinesi.

L’incontro con Ben Gvir, esponente di estrema destra noto per le posizioni ultranazionaliste, assume i contorni di una provocazione calcolata. Quella che i greci chiamavano hybris – l’arroganza che supera ogni limite – sembra incarnarsi nelle parole del ministro, che sceglie di affrontare il detenuto non per discutere, ma per ribadire la supremazia del carceriere sul prigioniero. Eppure, nonostante la disparità di forze, c’è qualcosa che resiste: l’immagine di Barghouti, seppur segnata dalla prigionia, continua a essere un simbolo. I suoi poster, affissi in ogni città e villaggio della Cisgiordania, ricordano che la sua figura trascende la cella in cui è rinchiuso.

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