Hamas tratta ancora per il rilascio degli ostaggi, Trump in partenza per Israele
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Redazione Esteri
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In un nuovo, articolato passaggio delle trattative, Hamas ha espresso la disponibilità a liberare immediatamente gli ostaggi ancora vivi trattenuti nella Striscia di Gaza, avanzando come contropartita precisa la scarcerazione, da parte israeliana, di due figure di spicco: Marwan Barghouti, esponente di Fatah, e Ahmad Saadat, segretario del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. Parallelamente a questo delicato negoziato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si appresta a raggiungere Tel Aviv, intenzionato, secondo quanto si apprende, a visitare personalmente gli ostaggi una volta che questi avranno accesso alle strutture sanitarie.
I dettagli della trattativa e i prigionieri coinvolti
Gli incontri tra le delegazioni, svoltisi nella tarda mattinata, hanno rivelato una trattativa serrata, dove la lista dei detenuti palestinesi da rilasciare è stata oggetto di continui aggiornamenti e ritocchi fino all'ultimo momento. Fonte di tensione è stata l'esclusione, dall'elenco finale, proprio di quei "nomi grossi" come Barghouti e Saadat, la cui liberazione è attesa da molti palestinesi. L'accordo, che costituisce la prima fase del piano Trump per porre fine al conflitto a Gaza, prevede lo scambio di circa venti ostaggi israeliani con un numero significativo di prigionieri, stimato attorno alle duemila unità. Tra questi, si contano più di duecento ergastolani, condannati per la loro partecipazione ad attentati e omicidi, ai quali si aggiungono oltre millesettecento persone incarcerate dall'ottobre dell'anno scorso, molte delle quali, stando a ricostruzioni giornalistiche, non sono state identificate come combattenti o affiliate ad Hamas. Di questo gruppo fanno parte anche ventidue minorenni, un dato che sottolinea la complessità del panorama carcerario.
Il contesto carcerario e le operazioni sul campo
Il totale dei palestinesi attualmente detenuti nelle carceri israeliane, dallo scorso ottobre, ammonta a seimila, un numero che fa comprendere la portata delle operazioni di sicurezza condotte. Mentre le diplomazie lavorano allo scambio, le cronache locali riportano operazioni militari nelle aree dei territori palestinesi; l'agenzia di stampa Wafa, ad esempio, ha denunciato che i militari israeliani avrebbero perquisito e saccheggiato le abitazioni di alcuni dei detenuti in attesa di rilascio, un episodio che si inserisce in un clima già teso e di profonda incertezza.
L'attesa e le prospettive immediate
L'atmosfera in Israele è caratterizzata da un'ansiosa attesa per il ritorno dei propri cittadini, mentre tra i palestinesi prevale un sentimento di aspettativa mista a apprensione per l'esito del rilascio dei prigionieri. La trattativa prosegue senza sosta, con Hamas che continua a premere per l'inclusione di Barghouti e Saadat nell'accordo, considerando la loro scarcerazione un elemento fondamentale, mentre Israele mantiene la sua posizione negoziale. L'arrivo del presidente Trump aggiunge un ulteriore, significativo tassello a un quadro già dinamico, spostando l'attenzione anche sulla dimensione internazionale e diplomatica della vicenda.




