Israele non libera Marwan Barghouti, il leader che spaventa Netanyahu

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non ci sarà Marwan Barghouti tra i 1950 prigionieri palestinesi che verranno rilasciati da Israele nell'ambito del complesso negoziato, mediato da Stati Uniti, Egitto e Qatar, per la liberazione degli ostaggi detenuti a Gaza. La sua esclusione, che ha rappresentato un nodo critico nelle trattative, conferma lo status di figura emblematica e al contempo controversa che il leader di Fatah ricopre, spesso definito, non a caso, il "Mandela palestinese". Un paragone, quest'ultimo, che nasce dai lunghi decenni di detenzione e dalla sua percezione, per molti, come un simbolo di unità e resistenza, un elemento che lo rende politicamente pericoloso agli occhi di Israele, il quale ne teme il potenziale di mobilitazione.

Il rifiuto israeliano e le richieste di Hamas

Il governo israeliano ha ribadito con fermezza la propria posizione, negando il rilascio di Barghouti nonostante le insistenti richieste avanzate da Hamas, le quali hanno caratterizzato anche i precedenti round negoziali. La sua assenza dalla lista dei detenuti destinati a tornare in libertà segna una linea invalicabile tracciata dall'esecutivo, il quale, con questa scelta, intende neutralizzare un avversario considerato ingombrante e carismatico. La questione, che ha rischiato più volte di far deragliare l'intero accordo, sottolinea il peso specifico di un uomo che, pur restando dietro le sbarre, continua a esercitare un'influenza notevole sul panorama politico palestinese.

Le radici nella seconda Intifada

La condanna all'ergastolo che grava su Barghouti è legata a doppio filo con gli eventi sanguinosi della seconda Intifada. La sua figura è associata, in particolare, all'omicidio di Yossi Avrahami e Vadim Norzhitz, due riservisti dell’esercito israeliano che, il 12 ottobre del 2000, dopo aver oltrepassato per errore un posto di blocco palestinese, furono condotti in un commissariato di Ramallah. Qui, una folla inferocita, radunatasi per protestare contro quello che veniva percepito come uno "sconfinamento", fece irruzione nella stazione di polizia, decretando la loro fine. Quel tragico episodio, che contribuì a inasprire ulteriormente il conflitto, rimane una delle accuse centrali per le quali il leader è detenuto.

Lo scambio e il contesto internazionale

Parallelamente alle trattative sul destino di Barghouti, Israele ha già avviato le operazioni logistiche per il trasferimento dei prigionieri palestinesi coinvolti nello scambio, molti dei quali condannati a pene detentive di lunga durata. La controparte prevede la liberazione di 48 ostaggi, la cui restituzione, secondo quanto dichiarato da un funzionario di Hamas, dovrebbe iniziare in una specifica mattina di lunedì. Questo cronoprogramma, significativamente, si intreccia con la visita in Israele del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e con la firma ufficiale dell'accordo, attesa in Egitto, a suggello di una mediazione internazionale che cerca di dare una svolta a una crisi di lunga durata.

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