La provocazione di Ben Gvir nel carcere israeliano: Barghouti umiliato, ma il simbolo resiste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Magro, sfinito, con lo sguardo fisso di chi ha trascorso più di vent’anni tra le sbarre, Marwan Barghouti è riapparso in un video diffuso questa settimana, mostrato come un trofeo dal ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir durante quella che è stata definita una "visita" nel carcere di alta sicurezza. Le immagini, le prime da anni che ritraggono il leader palestinese, hanno scatenato proteste in Cisgiordania e riacceso il dibattito su una figura che, per molti palestinesi, incarna la resistenza, mentre per Israele rimane un terrorista condannato a cinque ergastoli per omicidio e appartenenza a un’organizzazione armata.

«Non vincerete. Chiunque agisca contro Israele verrà annientato», ha dichiarato Ben Gvir, esponente dell’estrema destra nazionalista, rivolgendosi a Barghouti con un tono che non ammetteva repliche. Una scena volutamente teatrale, costruita per dimostrare forza, ma che ha finito per rivelare, più che la debolezza del prigioniero, l’ossessione del carceriere. Quella stessa hybris – l’arroganza che secondo gli antichi greci precede sempre la caduta – che sembra guidare da tempo la politica israeliana nei Territori Occupati.

Barghouti, 66 anni, arrestato nel 2002 e condannato nel 2004, è da anni considerato l’unica figura in grado di unire le diverse fazioni palestinesi, da Hamas all’Olp. Il suo volto, dipinto sui muri di Ramallah come di Gaza, è diventato un simbolo che trascende la sua condizione di detenuto. Eppure, il corpo che si è visto nel video è quello di un uomo segnato, quasi irriconoscibile rispetto alle immagini di vent’anni fa. Una trasformazione fisica che, però, non sembra aver intaccato il suo ruolo politico: le reazioni palestinesi alla provocazione di Ben Gvir confermano che Barghouti, anche in cella, rappresenta ancora una speranza per molti.

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