L’odissea degli italiani bloccati a Dubai, tra l’imprenditore delle criptovalute e i tennisti: “Non sappiamo quando potremo ripartire”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La tensione in Medio Oriente, con l’escalation che ha seguito l’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, ha trasformato Dubai e gli altri hub degli Emirati Arabi Uniti in una trappola dorata per migliaia di viaggiatori. Tra questi, una moltitudine di italiani – professionisti, turisti, studenti e sportivi – si ritrova in una sorta di limbo, con lo spazio aereo ancora inaccessibile e gli aeroporti, alcuni dei quali avrebbero riportato danni a seguito delle incursioni, che restano chiusi al traffico civile. Un senso di smarrimento, quello che si respira nelle testimonianze che filtrano dai social e dai contatti con i familiari, che racconta di notti insonni trascorse al riparo nei garage degli hotel e di un’unica, grande incertezza: la data del ritorno a casa.

Tra le voci che giungono dalla zona del Golfo c’è quella di Daniele Bovo, un imprenditore e influencer veronese di appena 21 anni, attivo nel settore delle criptovalute, il quale ha raccontato la sua esperienza a poche ore da quella che doveva essere la partenza. “Al momento per quanto riguarda i voli siamo ancora bloccati e non abbiamo nessuna novità”, ha spiegato, descrivendo una situazione di stallo che accomuna lui e il gruppo di colleghi con cui era negli Emirati per una convention professionale. Il rientro in Italia, inizialmente previsto per la serata di lunedì 2 marzo, è stato cancellato a causa della chiusura degli spazi aerei, una misura precauzionale ma dalla durata ancora indefinita che tiene col fiato sospeso centinaia di connazionali. Non solo turisti, però: la crisi ha colpito anche chi negli Emirati ci vive e lavora stabilmente. Alessandra Lorenzini, veronese trapiantata a Dubai per motivi professionali, ha descritto la giornata di domenica come surreale e difficile dal punto di vista emotivo, spiegando che la raccomandazione delle autorità locali è quella di mantenere la lucidità, evitare i luoghi affollati e attendere disposizioni, in una città che improvvisamente trattiene i suoi residenti come in una gigantesca bolla di cristallo.

Il mondo dello sport paralizzato e i tennisti in attesa di decollare

A fare da contraltare alle storie di imprenditori e lavoratori, ci sono quelle dei protagonisti del tennis mondiale, bloccati nella città emiratina dopo la conclusione del torneo ATP 500. Daniil Medvedev, fresco vincitore del Titolo dopo il forfait in finale dell’olandese Tallon Griekspoor, è tra i volti più noti costretti alla permanenza forzata. Il tennista russo, insieme ad altri colleghi come Andrey Rublev e Karen Khachanov, ha visto sfumare i piani di trasferimento per i prossimi impegni, in particolare per il Masters 1000 di Indian Wells, la cui data di inizio si avvicina pericolosamente. “La situazione è anomala, lo spazio aereo è chiuso e nessuno sa dirci quando potremo andarcene né quanto durerà tutto questo”, ha dichiarato Medvedev, raccontando di come i rinvii sulla riapertura degli aeroporti si susseguano senza una soluzione certa. Un’attesa che, seppur gestita con la calma tipica di chi è abituato alla pressione, inizia a mettere a rischio la preparazione atletica e la partecipazione ai prossimi tornei, complicando non poco la logistica di giocatori e staff.

La macchina della Farnesina e le testimonianze dalla “zona rossa”

Sul fronte istituzionale, la macchina della Farnesina e dell’Unità di crisi è stata immediatamente attivata per censire i connazionali presenti e fornire assistenza. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha parlato chiaramente di una situazione complessa, specialmente a Dubai e Abu Dhabi, dove il numero di italiani in attesa di rimpatrio è particolarmente elevato. Si contano oltre ventimila residenti stabili nell’area e diverse migliaia di turisti e studenti, questi ultimi spesso accompagnati da tutor in attesa di una riprogrammazione dei voli che al momento appare ancora lontana. Studenti, anche giovanissimi, provenienti da diverse regioni d’Italia, come nel caso di alcuni sedicenni del liceo di San Sebastiano al Vesuvio o dei ragazzi veneti partecipanti a programmi di simulazione diplomatica, si trovano a dover fare i conti con una realtà fatta di boati e spostamenti continui, con le famiglie in patria che vivono ore di apprensione. Il presidente del Venete, Alberto Stefani, ha confermato di essere in contatto diretto con l’unità di crisi per seguire la vicenda dei circa duecento studenti della regione, ai quali si aggiungono professionisti e famiglie in vacanza.

Fughe via terra e la ricerca di una via di faglia

Mentre la maggior parte dei viaggiatori attende rinchiusa negli hotel, c’è chi ha tentato una strada alternativa per uscire dall’incubo. È il caso di Ambra Chessa, un medico dell’Organizzazione mondiale della sanità che, dopo aver trascorso una notte di terrore nel garage dell’albergo a Dubai, è riuscita a raggiungere l’Oman via terra in un viaggio rocambolesco tra frontiere inizialmente chiuse e cambi di taxi. Un esodo che sottolinea come l’obiettivo principale per molti sia ora semplicemente quello di lasciare l’area del Golfo Persico, anche a costo di lunghi e incerti viaggi via terra, nella speranza di trovare uno scalo aperto altrove, sebbene anche a Muscat le prospettive di voli per l’Europa siano rimandate a data da destinarsi. Non mancano, infine, le storie di chi, come il maestro di tennis Corrado Aprili, si trova con la famiglia nell’hotel Mövenpick in attesa di ricevere rassicurazioni dal console italiano, in un clima di ansia crescente che solo il ritorno a casa, previsto su un volo per Venezia, potrebbe finalmente placare.

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