Marassi, il Dap indaga sul giovane stuprato in cella: proteste e trasferimenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ragazzo di 18 anni, ancora sedato e ricoverato al San Martino di Genova, giace sotto scorta agli arresti domiciliari, una misura disposta dalla giudice Angela Nutini su richiesta del suo avvocato, Celeste Pallini. La decisione arriva dopo che il giovane, già detenuto nel carcere di Marassi in attesa di giudizio per una rapina di modesta entità, è stato ripetutamente seviziato e abusato per due giorni e mezzo da quattro compagni di cella – due italiani e due stranieri – senza che il personale penitenziario, secondo le prime ricostruzioni, intervenisse o si accorgesse di quanto stava accadendo.

Sul volto del ragazzo, proveniente da una struttura per tossicodipendenti, sono stati incisi segni indelebili con dei tatuaggi, un dettaglio che ha contribuito a inasprire le reazioni all’interno del penitenziario. Mercoledì, dopo la diffusione della notizia, un centinaio di detenuti ha dato vita a una protesta definita «violenta» dai sindacati di Polizia Penitenziaria, rientrata solo un’ora più tardi con il trasferimento di 13 reclusi e l’isolamento di altri 22.

A indagare sull’accaduto, oltre alla Procura di Genova, è ora anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), chiamato a verificare eventuali negligenze da parte degli agenti. L’inchiesta si concentra sia sulle dinamiche dell’aggressione, che avrebbe visto i quattro coinquilini della vittima trasformare la cella in un luogo di tortura, sia sulle presunte omissioni del personale. Intanto, l’avvocato Pallini sta cercando una struttura sanitaria in grado di accogliere il giovane una volta dimesso, mentre la sua condizione fisica e psicologica rimane grave.

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