Vino dealcolato, arriva il decreto che definisce regole e limiti di produzione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’Economia e delle Finanze e quello delle Politiche Agricole hanno apposto la firma sul decreto interministeriale che disciplina, dopo una lunga attesa, la produzione e il regime fiscale dei vini a bassa o nulla gradazione alcolica. L’intervento, che stabilisce condizioni e limiti quantitativi ben precisi, autorizza gli esercenti di depositi fiscali per prodotti alcolici intermedi e per il vino a procedere con le operazioni di dealcolazione, colmando un vuoto normativo che il settore denunciava da tempo. Una lacuna, questa, che aveva di fatto impedito all’Italia di competere alla pari con altre grandi nazioni vitivinicole europee, le quali da anni avevano già normato e sviluppato un mercato interno per queste tipologie di prodotti.

Una svolta attesa per un settore in trasformazione

La chiusura del 2025 porta dunque una novità cruciale per la filiera, segnando una svolta dopo mesi di difficoltà e incertezze sui consumi. L’approvazione del provvedimento, come sottolineato da più parti, non rappresenta un mero adempimento burocratico ma una concreta opportunità di risposta alla domanda di mercato, la quale è andata progressivamente modificandosi. Lo dimostrano, al di là dei dati aggregati, le esperienze di pionieri che hanno creduto in questa nicchia nonostante il quadro giuridico fosse incerto: alcuni di essi, come nel caso raccontato da Martin Foradori Hofstätter, hanno visto la quota di fatturato legata ai vini dealcolati crescere fino a diventare una percentuale significativa della propria attività, passando dalla produzione di poche migliaia di bottiglie a centinaia di migliaia nell’arco di un decennio.

Le reazioni della filiera e lo scenario competitivo

La notizia della firma, giunta nel periodo delle festività, è stata accolta con soddisfazione dai rappresentanti di categoria. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, ha espresso un commento positivo, evidenziando come il via libera consenta finalmente di produrre in Italia, seguendo una filiera completa, anche vini dealcolati e bollicine a basso tenore alcolico. Una possibilità, questa, che apre scenari nuovi per le cantine nazionali, le quali potranno ora lavorare con un quadro certo, pianificando investimenti e sviluppo di prodotto senza il rischio di interpretazioni arbitrarie. Il decreto, pertanto, non si limita a regolamentare un processo tecnico, ma fornisce gli strumenti per intercettare una tendenza di consumo ormai strutturata, specialmente tra alcune fasce di consumatori sempre più attente alle scelte di benessere.

Implicazioni pratiche e prospettive immediate

Da un punto di vista operativo, il testo normativo delinea i confini entro cui i depositari fiscali possono muoversi, specificando le soglie quantitative e le condizioni tecniche per la rimozione dell’alcol dal vino. Si tratta di aspetti fondamentali, che pongono fine a quel periodo di polemiche e incertezze in cui questi prodotti erano spesso relegati, come ricordato da alcuni operatori, a un dibattito più ideologico che tecnico. Ora, con regole chiare, la filiera potrà concentrarsi sull’innovazione e sulla qualità, aspetti determinanti per conquistare quote di mercato sia in patria che all’estero. La possibilità di produrre interamente sul territorio nazionale, comprese le referenze spumantizzate, rappresenta infine un elemento di forte valorizzazione della supply chain italiana, consentendo di mantenere all’interno dei confini il know-how e il valore aggiunto di un processo produttivo in espansione.

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