Vino, la svolta necessaria: a Verona il settore cerca nuove regole per resistere alla crisi
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Redazione Economia
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Il momento è delicato, e lo sanno bene tutti gli attori della filiera vitivinicola che si sono ritrovati ieri sera a Verona, nella sede della Camera di Commercio, per un forum dal titolo inequivocabile: “L’economia del vino a Verona: strategie per sostenere la filiera e governare il cambiamento”.
A fare da apripista ai lavori, l’intervento dell’assessore all’Agricoltura della Regione Veneto, Dario Bond, che ha voluto mettere subito in chiaro un punto cruciale: l’Esecutivo regionale sta lavorando a una legge dedicata all’enoturismo, un provvedimento che, nelle intenzioni, dovrebbe arrivare all’esame del Consiglio regionale tra settembre e ottobre di quest’anno, con l’obiettivo dichiarato di offrire al comparto un quadro normativo più chiaro e, di conseguenza, favorire la crescita delle imprese e la qualità dell’accoglienza nelle cantine.
Un forum per fare rete di fronte alla trasformazione strutturale
Il dibattito, promosso dall’ente camerale scaligero, ha messo in luce come il settore del vino stia attraversando non una fase congiunturale, bensì una trasformazione strutturale profonda, che impone di ripensare le strategie di posizionamento e di relazione con il mercato. L’invito, ribadito da più parti nel corso della serata, è quello di fare sistema, di mettere in rete le competenze e le risorse per sostenere una filiera che, nel contesto veronese in particolare, rappresenta un asset economico di primaria importanza.
Il riferimento al “caso Verona”, d’altronde, non è casuale: il capoluogo veneto, noto come la capitale della Valpolicella ma al contempo affacciato su altri distretti di eccellenza come il Soave e la sponda gardesana, è anche il cuore pulsante di Vinitaly, l’appuntamento internazionale che da decenni è il termometro dell’intera enologia italiana.
I numeri della crisi: l’export frena e il territorio paga il conto
La rilevanza del polo vitivinicolo veronese, del resto, è tale da renderlo un osservatorio privilegiato per misurare l’impatto delle difficoltà che stanno investendo l’intero comparto nazionale. Il dato che è emerso con maggiore nitidezza è quello relativo al calo dell’export, una battuta d’arresto che non si limita a ridurre i ricavi delle cantine, ma che si riversa a cascata sull’intero tessuto economico provinciale.
Una simulazione, circolata tra i partecipanti al forum, ha quantificato in 261 milioni di euro la perdita complessiva per il territorio veronese per ogni contrazione del 5% delle esportazioni di vino.
Una cifra che restituisce l’idea della portata della sfida, considerato che il distretto veronese, con i suoi oltre 7mila vitivinicoltori e 24mila ettari di vigneto, genera da solo il 7,9% delle esportazioni provinciali e contribuisce per oltre il 10% alle esportazioni italiane di vino, forte di un sistema di denominazioni che, dal Soave al Lugana, dai bianchi del Custoza ai rossi iconici della Valpolicella, consolidano la leadership del Veneto nell’economia delle Dop.
La legge sull’enoturismo come leva per il rilancio
La scommessa, in questo scenario complesso, è quella di saper leggere e governare i cambiamenti in atto, trasformando le criticità in opportunità di riposizionamento. In quest’ottica, la legge regionale sull’enoturismo, che l’assessore Bond ha annunciato in fase di definizione, si configura come uno strumento atteso proprio per dotare il sistema di regole più adatte a intercettare le nuove domande del mercato, valorizzando l’accoglienza come leva strategica oltre la semplice produzione.
Il fatto che la discussione sia avvenuta a Verona, città d’arte patrimonio dell’Unesco che vanta anche il primato del più grande vigneto urbano d’Italia, sottolinea ulteriormente quanto il binomio tra vino, cultura e turismo sia ormai indissolubile, e quanto sia necessario che istituzioni e imprese camminino nella stessa direzione per affrontare un presente che chiede risposte rapide e coraggiose.




