Ford volta pagina sull'elettrico, la sterzata costa venti miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una delle più ingenti svalutazioni della storia industriale recente, un ammontare che sfiora i venti miliardi di dollari, è il prezzo che Ford ha deciso di pagare per ammettere un errore di strategia. L'azienda, che sotto la guida dell'amministratore delegato Jim Farley aveva lanciato una sfida apparentemente senza compromessi al mercato dei veicoli a zero emissioni, annuncia ora una virata radicale, cancellando diversi modelli a batteria, fra i quali spicca il simbolo stesso di quella ambizione: il pick-up F-150 Lightning. «Non aveva senso continuare a buttare miliardi su vetture che sapevamo non avrebbero mai fatto soldi», ha dichiarato Farley, in una frase che suona come un epitaffio per un intero capitolo produttivo. La transizione elettrica, spesso dipinta come un percorso lineare e ineluttabile, si scontra così con le leggi della contabilità e della domanda reale, costringendo uno dei colossi globali a un doloroso ripensamento.

Il tramonto di un'icona elettrica

La decisione più emblematica riguarda proprio l’F-150 Lightning, il veicolo che doveva dimostrare come persino un'icona americana a benzina potesse essere convertita con successo alla trazione elettrica. La produzione del pick-up, che in alcuni trimestri era riuscito a superare nelle vendite il diretto rivale Tesla Cybertruck, sarà interrotta dopo l’anno modello 2025. Una mossa, questa, che di fatto ritira Ford dalla competizione diretta nel segmento dei grandi pick-up completamente elettrici, un’arena tecnologica e di immagine nella quale l'azienda aveva investito capitale e prestigio. L’addio non coinvolge solo il Lightning, ma si estende ad altri progetti di SUV e veicoli di grandi dimensioni a batteria, segnando la fine di un “piano A” basato su un’elettrificazione rapida e totalizzante.

La nuova rotta punta su ibrido e range extender

Il cosiddetto "Piano B", che la casa di Dearborn intende ora perseguire, ha una parola d’ordine ben diversa: flessibilità. La strategia si sposta infatti verso lo sviluppo e la commercializzazione massiccia di veicoli ibridi avanzati e di modelli dotati di range extender, cioè di un piccolo motore a benzina che funge da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia. Questo approccio, considerato da molti un ponte tecnologico verso un futuro ancora lontano, diventa per Ford l’asse portante di una transizione più graduale e, nelle intenzioni dei vertici, economicamente sostenibile. Si tratta di una scelta che riconosce le attuali resistenze del mercato – dai costi delle materie prime alla carenza di infrastrutture di ricarica – preferendo offrire al cliente una soluzione che mitiga l’ansia da autonomia senza rinunciare del tutto ai vantaggi della propulsione elettrica.

Le conseguenze di una revisione epocale

L’impatto finanziario di questa sterzata è, come anticipato, monumentale. I 19,5 miliardi di dollari di svalutazione rappresentano il costo contabile della cancellazione di interi programmi di sviluppo, di investimenti in impianti e di asset tecnologici che perdono di valore nel nuovo scenario. Una manovra correttiva di queste dimensioni, che riflette un mutamento di visione profondo, inevitabilmente riaccende il dibattito sulla velocità e sulle modalità della trasformazione del settore automotive globale. Ford, con questa mossa, segnala che il percorso verso l’elettrificazione sarà più tortuoso del previsto, e che le case automobilistiche sono costrette a un continuo bilanciamento tra innovazione, pressioni normative e la crudele aritmetica dei profitti.

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