Il cardinale Pizzaballa celebra il Natale tra Betlemme e il pensiero per Gaza
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Redazione Esteri
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Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha dato avvio ai riti del Natale guidando la consueta e simbolica processione dalla Città Vecchia di Gerusalemme fino alla basilica della Natività di Betlemme, per poi presiedere la celebrazione eucaristica. Un percorso, quello della vigilia, carico di storia e di fede che si è snodato attraverso le strade di una Terra Santa dove le tensioni politiche e sociali costituiscono da tempo un sottofondo permanente, ma che in questa occasione hanno lasciato spazio a un momento di raccoglimento e di apparente normalità.
Un messaggio che unisce la gioia alla consapevolezza
Nel suo discorso augurale, Pizzaballa ha voluto sottolineare proprio questo ritorno a una forma di ordinarietà, affermando che “quest’anno festeggiamo il Natale nel modo più normale possibile, soprattutto a Betlemme, ma non solo”. L’atmosfera festosa, contraddistinta dagli addobbi e dai presepi allestiti nelle parrocchie, non ha però offuscato la lucida presa d’atto delle difficoltà che attanagliano la regione. Il porporato, infatti, senza indugiare in particolari superflui, ha ricordato come i problemi di natura politica, sociale ed economica persistano, gettando una lunga ombra sulla vita quotidiana di molti.
Il sostegno concreto dalla diocesi di Cremona
A testimonianza di una solidarietà che cerca di tradursi in aiuto tangibile, è giunta in quei giorni una significativa donazione dalla Chiesa italiana. La diocesi di Cremona, tramite la sua Caritas, ha infatti fatto pervenire al Patriarcato Latino un’offerta di cinquantamila euro, raccolti grazie alla generosità dei fedeli del territorio. La somma, come specificato, è destinata alla popolazione di Gaza e sarà gestita direttamente dalle strutture del patriarcato, le quali – conoscendo a fondo il contesto – valuteranno le modalità d’impiego più urgenti e costruttive per affrontare le necessità più pressanti.
Uno sguardo rivolto alla striscia
Proprio a Gaza, non a caso, il cardinale Pizzaballa ha dedicato una parte importante del suo pensiero natalizio, riconoscendo che “Gaza soffre ancora, ma c’è voglia di vivere”. Una dichiarazione che, evitando toni retorici, delinea una realtà di sofferenza profonda ma non rassegnata, dove il desiderio di normalità e di futuro non si è spento. Le celebrazioni, così, si sono svolte all’insegna di questa duplice consapevolezza: da un lato la gioia per il mistero dell’Incarnazione, celebrato nei luoghi che ne furono testimoni, e dall’altro la ferma vicinanza a quanti, a poche decine di chilometri di distanza, vivono condizioni di estremo disagio e incertezza.




