Garlasco, il capello nei rifiuti e l'ombra di una verità mai chiarita
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Redazione Interno
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Garlasco (Pavia), 21 giugno 2025 – Diciassette anni dopo il delitto di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia, un capello di tre centimetri riemerge dai rifiuti dimenticati per mesi in un sacco azzurro, quello stesso che la Procura di Pavia ha sottoposto a incidente probatorio su richiesta di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima. Quel reperto, fino a oggi ignorato, potrebbe ora rivelarsi decisivo per riaprire un caso che da anni divide investigatori e opinione pubblica.
Il sacchetto, rinvenuto otto mesi dopo il delitto – quando la famiglia Poggi poté rientrare nell’abitazione dopo il lungo sequestro – conteneva, tra l’altro, una confezione di Fruttolo e i cereali dell’ultima colazione di Chiara. Elementi già esaminati in passato, ma che oggi assumono un nuovo peso alla luce del ritrovamento del capello, mai analizzato prima. Gli inquirenti cercheranno ora di estrarne un profilo di Dna, nella speranza di risalire all’identità di chi lo ha perso. Un’ipotesi che, se confermata, potrebbe ribaltare le indagini.
La Procura, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, mantiene un rigoroso riserbo sulle operazioni in corso, evitando di rilasciare dichiarazioni che possano anticipare gli sviluppi dell’incidente probatorio, il cui termine è previsto per ottobre. Ma la pressione mediatica rimane alta, alimentata dal fatto che, nonostante i anni trascorsi, il caso continui a sollevare interrogativi irrisolti.
Tra le piste ancora aperte, c’è quella del cosiddetto "gradino 0", un dettaglio che gli investigatori considerano fondamentale, sebbene non sia mai stato chiarito in che modo possa collegarsi all’omicidio. Intanto, il capello diventa l’ultimo tassello di un puzzle che, pezzo dopo pezzo, potrebbe portare a una svolta. O a un altro vicolo cieco, come accaduto in passato con altre prove andate a vuoto.




