San Raffaele, Bertolaso respinge le accuse in aula mentre l’inchiesta sulla notte di caos si allarga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La risposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, chiamato a riferire in Consiglio regionale dopo la notte di disservizi al San Raffaele, è stata netta e senza concessioni. Nel corso dell’informativa, tenuta ieri al Pirellone, Bertolaso ha categoricamente escluso «sottovalutazioni, inerzie o ritardi» da parte delle istituzioni regionali, definendo quanto accaduto nell’ormai tristemente noto weekend di Sant’Ambrogio come un «piccolo incidente di percorso». Secondo la sua ricostruzione, che mira a circoscrivere l’episodio, le azioni intraprese dalla Regione sarebbero state tempestive e adeguate, ponendo di fatto un muro difensivo contro ogni ipotesi di responsabilità politica o gestionale. Una linea, questa, che mira a tacitare le polemiche ma che si scontra con la percezione di un malfunzionamento ben più profondo e strutturale.

L’offensiva delle opposizioni e il nodo delle privatizzazioni

Se da un lato Bertolaso tenta di derubricare a fatto isolato le gravi carenze assistenziali che hanno coinvolto i pazienti del padiglione Iceberg, dall’altro le opposizioni in Consiglio regionale hanno imbastito un’offensiva unitaria e dura, interpretando quei momenti di caos come il sintomo eclatante di una «malattia» che affligge il sistema sanitario lombardo. Il cuore della critica, avanzata con forza, punta il dito contro il modello delle privatizzazioni spinte e chiede con urgenza una revisione generale del sistema di accreditamento delle strutture private. Per i gruppi di opposizione, infatti, l’episodio del San Raffaele non può essere disgiunto dalle scelte politiche che hanno progressivamente esternalizzato servizi essenziali, mettendo a rischio, in alcuni frangenti, la sicurezza stessa delle cure.

L’inchiesta della Procura cambia registro

Mentre il dibattito politico infuria, l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano, affidata al pm Paolo Filippini, sta assumendo contorni sempre più ampi e preoccupanti. Se inizialmente gli accertamenti si concentravano sulla regolarità dell’appalto che aveva affidato il servizio infermieristico alla cooperativa Auxilium Care Scarl, oggi l’indagine ha allargato il suo campo d’azione verso una questione ancor più delicata: la reale preparazione e idoneità del personale sanitario schierato in corsia quella notte. Questo slittamento di focus, dall’aspetto contrattuale a quello prettamente professionale, indica come l’autorità giudiziaria stia scavando per verificare l’esistenza di possibili profili di responsabilità penale legati alla qualità delle prestazioni erogate, andando ben oltre la mera verifica formale degli incarichi.

Il dubbio amletico: competenza o improvvisazione?

Ad alimentare i sospetti sull’effettiva competenza degli operatori intervenuti al San Raffaele ha contribuito, in aula, l’intervento della consigliera regionale del Pd Carmela Rozza, che per professione è anche infermiera. La Rozza ha espresso pubblicamente forti perplessità, arrivando a dichiarare di dubitare che le persone descritte dai medici in servizio quella notte fossero veri «colleghi» preparati. «Non ho mai visto carrelli come quelli nelle foto pubblicate», ha affermato, sottolineando con un esempio tecnico e crudo come la differenza tra la somministrazione di 20 o 200 millilitri di farmaco all’ora costituisca conoscenza basilare per qualsiasi infermiere, a prescindere dalla sua provenienza geografica. Queste osservazioni, che gettano un’ombra sull’adeguatezza della formazione del personale assunto tramite cooperative, rafforzano la posizione di chi chiede che nei reparti critici non venga più impiegato personale dipendente da società terze, considerato un anello debole nella catena della sicurezza delle cure.

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