Scandalo San Raffaele, Bertolaso difende le scelte mentre le opposizioni chiedono conto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha presentato ieri in Consiglio regionale la propria informativa sui gravissimi disservizi verificatisi all’Ospedale San Raffaele di Milano, cercando di ridimensionarne la portata e definendoli un “piccolo incidente di percorso”. Nel corso di una nottata descritta come critica, tra il 5 e il 7 dicembre, si sarebbero verificati episodi di grave disorganizzazione, con personale infermieristico, secondo le ricostruzioni, disorientato e privo delle necessarie competenze per operare in reparti delicati, al punto da registrarsi – stando a quanto riportato – anche un errore nel dosaggio di un farmaco, somministrato in una quantità dieci volte superiore a quella prescritta. Bertolaso, nel suo intervento, ha sostenuto che la struttura ha fatto “tutto ciò che poteva fare”, respingendo l’idea che quanto accaduto sia il sintomo di una malattia sistemica e attribuendolo piuttosto a un episodio isolato. Le opposizioni, tuttavia, unite nel criticare questa ricostruzione, hanno immediatamente contestato la lettura dell’assessore, interpretando i fatti come la punta di un iceberg di un modello sanitario regionale che, a loro dire, sarebbe affetto da una “privatizzazione acuta”.
La protesta dei lavoratori e la sospensione dello stato di agitazione
Proprio all’indomani dello scandalo che ha investito tre reparti del nosocomio milanese, dove l’assistenza infermieristica era stata affidata a una cooperativa, si è raggiunto un primo accordo con il personale. L’assemblea dei lavoratori ha infatti approvato all’unanimità la sospensione, dopo sette mesi, dello stato di agitazione. La direzione dell’ospedale ha offerto un benefit immediato di 650 euro per tutti i dipendenti, fissando un nuovo appuntamento negoziale per il prossimo 14 gennaio. L’obiettivo dichiarato dei rappresentanti del personale è duplice: adeguare gli stipendi a quelli del settore pubblico e fermare il ricorso sistematico alle esternalizzazioni dei servizi, considerato uno dei fattori all’origine della crisi.
La carenza di personale e la gestione dell'emergenza
Alla base della vicenda, secondo numerose segnalazioni, vi sarebbe una cronica carenza di personale infermieristico, tentata di colmare con soluzioni emergenziali che hanno sollevato non poche perplessità. Per far fronte alla mancanza di infermieri, sarebbero stati chiamati in aiuto professionisti dall’Uzbekistan, i quali, però, non possederebbero – secondo quanto denunciato – le medesime competenze dei colleghi italiani formati localmente. Il caso, emerso anche attraverso la denuncia di un paziente che avrebbe ricevuto una Tachipirina da un’infermiera senza guanti, evidenzia le criticità di un sistema che fa ampio ricorso a partnership esterne e a personale straniero senza, a quanto pare, garantirne sempre la piena integrazione e la necessaria formazione specifica.
Le richieste politiche per un cambio di rotta
Di fronte a questa situazione, le forze di opposizione in Regione hanno lanciato un monito chiaro, chiedendo di “rivedere tutti gli accreditamenti” delle strutture sanitarie private convenzionate. Accusano la Giunta regionale di comportarsi come “le famose tre scimmiette”, che non vedono, non sentono e non parlano, finché i disastri non si materializzano in tutta la loro evidenza. Sostengono, infatti, che quanto accaduto al San Raffaele non sia affatto imprevedibile o eccezionale, bensì la logica conseguenza di scelte politiche precise, che hanno progressivamente frammentato e privatizzato segmenti cruciali dell’assistenza, mettendo a rischio, in casi estremi, la sicurezza stessa dei pazienti.




