Petrolio e gas in fiammate, l'Europa chiude in rosso per lo scontro Usa-Iran: a Milano corrono i titoli oil, giù le banche
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Redazione Economia
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Le tensioni geopolitiche tornano a frenare i mercati, e lo fanno nel modo che gli investitori conoscono fin troppo bene: con un'impennata del costo dell'energia e un conseguente terremoto sui listini azionari del Vecchio Continente. Le Borse europee hanno aperto la seduta di mercoledì sotto pressione a causa dell'aumento delle tensioni in Medio Oriente, dove i nuovi attacchi degli Stati Uniti contro l'Iran e le azioni di Teheran che hanno colpito Kuwait e Bahrain hanno riacceso la polveriera, con riflessi immediati sui prezzi del greggio e del gas.
La reazione dei mercati, seppur contenuta nelle proporzioni del calo complessivo, è stata immediata, con gli investitori che hanno rivisto le proprie posizioni sui titoli più esposti al rischio energetico e su quelli legati al credito.
Petrolio e gas in forte rialzo, i titoli di Stato sotto pressione
Il greggio ha reagito con un balzo deciso alle notizie provenienti dal Golfo Persico: il Wti ha guadagnato il 4,6%, portandosi a 72,6 dollari al barile, mentre il Brent ha segnato un +4,5% arrivando a 77,5 dollari. Un'impennata che ha subito acceso i riflettori sul rischio inflazione e sulle possibili ripercussioni sulle politiche monetarie, in un momento in cui gli operatori attendono con particolare attenzione i verbali della riunione della Federal Reserve presieduta da Kevin Warsh.
L'aumento del costo dell'energia ha messo sotto pressione anche i titoli di Stato dell'area euro, con i rendimenti in aumento e lo spread Btp-Bund che ha superato quota 81 punti base, un livello che riaccende i timori di un nuovo allontanamento tra i debiti sovrani della zona euro.
Listini in rosso e settori divisi: brillano le oil, affondano le banche
A Milano, l'effetto combinato della fiammata del petrolio e del rialzo dei rendimenti ha prodotto una netta separazione tra i vari settori. I titoli del comparto energetico hanno viaggiato in netto rialzo, sostenuti dall'impennata del greggio che promette margini più ampi per le società del settore, mentre il comparto bancario ha subito un deciso contraccolpo, penalizzato dall'aumento dei tassi che rende più oneroso l'accesso al credito e comprime i margini di interesse in un contesto di incertezza economica.
Il risultato è un listino che si tinge di rosso, con il clima di cautela che ha preso il sopravvento dopo le recenti fasi di relativa stabilità, e con gli investitori che sembrano aver ripreso in mano il manuale delle crisi mediorientali, dove ogni escalation ha il suo peso specifico sui prezzi delle materie prime e sulla percezione del rischio sistemico.
La geopolitica torna al centro, l'Europa frena in attesa delle minute Fed
Le Borse europee hanno quindi aperto tutte in territorio negativo, con gli indici principali che hanno accusato il colpo di una tensione che, per quanto attesa, non smette mai di sorprendere per la sua capacità di influenzare gli umori dei mercati.
La decisione del presidente americano Donald Trump di attaccare l'Iran e di dichiarare concluso il cessate il fuoco ha riportato il rischio geopolitico al centro delle agende degli operatori, i quali ora si trovano a dover fare i conti con un quadro che potrebbe complicare ulteriormente le prospettive di una discesa dell'inflazione verso gli obiettivi delle banche centrali.
In questo scenario, l'attenzione è ora puntata sui verbali della Fed, dai quali gli investitori sperano di ricavare indicazioni più chiare sulle prossime mosse della banca centrale americana, mentre in Europa i listini cercano di assorbire lo choc di una nuova crisi che, come al solito, ha nel prezzo del petrolio il suo termometro più sensibile e nel rendimento dei titoli di Stato il suo barometro del rischio.




