Sparatoria a Udine, registrato l'audio degli spari durante una denuncia del degrado
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Redazione Interno
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Mentre documentava, con il suo telefono, le condizioni di incuria che affliggono le scale del suo condominio, una residente di via della Roggia, a Udine, ha inconsapevolmente fissato per sempre, seppur solo in forma sonora, il momento clande della sparatoria che ha insanguinato la zona dell'ex macello. L'episodio, accaduto verso le ore 18.30 di martedì, ha provocato il ferimento di quattro persone, due delle quali in maniera particolarmente grave, scatenando un'ondata di apprensione in un'area situata non lontano dalla sede della Regione. Le indagini, che la Squadra Mobile e la Polizia Scientifica stanno svolgendo sotto la regia della Procura di Udine, si stanno concentrando, proprio in queste ore, sulla ricostruzione minuziosa della sequenza degli eventi, un lavoro certosino che mira a far luce sull'esatta dinamica e sull'identità di tutti coloro che vi furono coinvolti.
L'audio involontario e il contesto del quartiere
La registrazione, della quale si è entrati in possesso, costituisce una testimonianza involontaria e di straordinario impatto: al suo interno, è possibile distinguere con chiarezza almeno otto colpi d'arma da fuoco, un crepitio secco e inequivocabile che andò a sovrapporsi, in quel preciso istante, al suono solenne e cadenzato delle campane della vicina Chiesa di San Rocco. Quel filmato, nato con l'intento di denunciare uno stato di degrado percepito come insopportabile da chi abita quei luoghi, si è così trasformato in un tassello cruciale per le forze dell'ordine, offrendo loro una traccia temporale precisa e un elemento di studio per comprendere meglio la successione degli spari. La stessa azione di documentare le criticità ambientali, d'altronde, racconta di un quartiere dove il vivere civile, come ebbe a sottolineare il primo cittadino, sembra doversi misurare con sfide complesse e quotidiane.
Le ragioni del conflitto tra famiglie
All'origine della violenza, stando a quanto emerso dalle prime e intricate indagini, vi sarebbe una lacerazione all'interno di un gruppo di sinti, una faida che oppone due clan familiari noti come Hudorovic e Levacovich. La miccia che ha innescato il conflitto, secondo gli investigatori, è da ricercarsi nel mancato rispetto di quello che, all'interno di quella cultura, viene considerato un vero e proprio codice d'onore. Le tensioni, che covavano da tempo, sono esplose in seguito a una questione legata a un lutto e alla sua osservanza: i contrasti, nello specifico, troverebbero la loro radice nella celebrazione di un matrimonio avvenuta prima della conclusione del periodo di rispetto che, secondo la tradizione, deve intercorrere per un vedovo prima di poter contrarre un nuovo vincolo. Una trasgressione a una norma non scritta, ma profondamente sentita, che ha generato una reazione di tale violenza.
L'intervento delle forze dell'ordine e le dichiarazioni istituzionali
La risposta dell'apparato di sicurezza non si è fatta attendere, portando, all'alba di mercoledì, all'individuazione e al fermo di un uomo di 41 anni, ritenuto il presunto responsabile della sparatoria e che, dopo i fatti, si era reso irreperibile. L'azione, condotta con solerzia, rappresenta un primo, significativo passo nell'ambito di un'inchiesta che resta ancora ampia e delicata. Nel corso della mattinata, il sindaco Alberto Felice De Toni si è recato personalmente in via della Roggia per testimoniare la propria vicinanza ai cittadini del quartiere, definendo quanto accaduto "una ferita per il vivere civile". Nell'esprimere una costante collaborazione con il prefetto, ha voluto rassicurare la popolazione riguardo alla presenza delle forze dell'ordine, affermando che il presidio della città risulta essere pienamente garantito.




