La Cina accelera sulla produzione industriale, ma i consumi interni frenano la crescita
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Redazione Economia
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I dati macroeconomici diffusi stamattina dal Bureau of Statistics cinese disegnano un quadro contrastante per la seconda economia mondiale. A giugno, la produzione industriale è cresciuta del 6,8% su base annua, superando non solo le attese (+5,6%) ma anche il dato del mese precedente (+5,8%). Un segnale che, se da un lato conferma la resilienza del settore manifatturiero, dall’altro nasconde squilibri strutturali.
Nel secondo trimestre, il Pil ha registrato un +5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, lievemente sopra le previsioni (+5,1%), mentre sul trimestre la crescita è stata dell’1,1%, contro lo +0,9% stimato. A trainare il risultato sono state soprattutto le esportazioni, che hanno compensato il crollo del 24% delle spedizioni verso gli Stati Uniti, dove la politica doganale aggressiva del presidente Donald Trump continua a pesare.
Tuttavia, non tutto procede secondo i piani di Pechino. Le vendite al dettaglio, infatti, sono aumentate solo del 4,8%, al di sotto del +5,3% previsto dagli analisti, confermando una debolezza dei consumi interni che rischia di rallentare la ripresa. «L’export tiene in piedi il sistema, ma non basta», potrebbero osservare gli economisti, considerando che parte della crescita delle spedizioni è legata alla corsa delle aziende straniere ad accaparrarsi scorte preventive, temendo un inasprimento della guerra commerciale.




