Banca d'Italia: crescita stabile, ma i dazi internazionali frenano l'orizzonte

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'economia italiana, secondo quanto delineato nel Bollettino economico della Banca d'Italia, procede a un ritmo moderato ma costante, mantenendo la rotta nonostante le turbolenze dei mercati internazionali. Il Pil, che si attesta a un +0,6% per il 2025, trova un suo sostegno principale nella lenta ma graduale ripresa della domanda interna, la quale, a sua volta, trae beneficio da un reddito disponibile in miglioramento e da condizioni di finanziamento più agevoli per le imprese. Gli investimenti, d'altro canto, continuano a essere sorretti dall'implementazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i cui effetti si distribuiscono lungo un arco temporale che plasma le prospettive di medio periodo. Un quadro, il suo, che si dipana in un contesto globale reso complesso dalle tensioni commerciali, il cui impatto si è già manifestato in un calo delle esportazioni nel secondo trimestre dell'anno, e che ora porta l'istituto a rivedere le attese per il 2026.

Il freno dei dazi e il ridimensionamento per il 2026

Proprio l'effetto dei dazi, menzionato esplicitamente nel rapporto, costituisce uno degli elementi di maggiore pressione al ribasso, spingendo la Banca d'Italia a un aggiustamento delle previsioni per l'anno prossimo. La crescita per il 2026, infatti, è stata leggermente rivista da +0,8% a +0,6%, allineandosi di fatto alla performance stimata per il corrente esercizio. Questo segnale, se da un lato non altera il percorso di espansione, dall'altro ne delinea i contorni di una stabilità faticosa, che deve fare i conti con un commercio mondiale in rallentamento. La stima per il 2027, invece, rimane ancorata a un +0,7%, indicando una fiducia nella capacità dell'economia di consolidare il proprio passo nonostante i venti contrari.

Disoccupazione ai minimi e fiducia dall'estero

A tessere un filo di ottimismo, in uno scenario peraltro caratterizzato da un'inflazione ormai prossima alla stabilità, contribuiscono due fattori fondamentali: il mercato del lavoro e la fiducia degli investitori internazionali. Il tasso di disoccupazione, come riportato, ha toccato i suoi minimi storici, un dato che, se consolidato, fornisce ossigeno alla domanda interna e contribuisce a sostenere i consumi delle famiglie. Parallelamente, si registra un rinnovato interesse per i titoli di Stato italiani, con acquisti da parte di investitori esteri che nel trimestre hanno sfiorato la cifra di 57 miliardi di euro. Un'affluenza di capitali che, oltre a riflettere una valutazione positiva sulla solidità del paese, aiuta a contenere i costi del debito pubblico.

Il quadro di insieme: una ripresa moderata e le sue fondamenta

Il quadro che emerge dalle proiezioni, nel suo complesso, è quello di un'economia che cresce a una velocità ridotta ma che poggia su basi che si vanno progressivamente rafforzando. La domanda interna, sebbene non ancora vivace, mostra segnali di un recupero in atto, favorito dalla congiuntura positiva sul fronte occupazionale e del reddito. Gli investimenti, trainati anche dalle risorse del Pnrr, rappresentano un ulteriore pilastro, mentre il commercio con l'estero rimane l'anello più debole, sensibile alle decisioni di politica commerciale globale. La Banca d'Italia, in definitiva, fotografa una fase di transizione, dove la stabilità dei fondamentali si scontra con le incertezze esterne, modellando un sentiero di crescita che, seppur non privo di ostacoli, mantiene una direzione positiva.

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