Pil Eurozona in risalita ( 0,4%) ma l'Italia frena: crescita dimezzata al 0,2%
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Redazione Economia
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Dopo un avvio d'anno sostanzialmente piatto, l'economia dell'Eurozona ha ritrovato slancio nel secondo trimestre del 2026, con un aumento del Prodotto interno lordo dello 0,4% su base congiunturale. A certificarlo è la seconda stima diffusa da Eurostat, che conferma la crescita già delineata nella rilevazione preliminare, portando il tasso annuo all'1%: un'accelerazione significativa, se confrontata con l'espansione dello 0,5% registrata nei tre mesi precedenti.
Il dato, tuttavia, nasconde un andamento a due velocità all'interno dell'area della moneta unica: se da un lato l'Irlanda vola con un +3,9%, dall'altro l'Italia frena, fermandosi a un +0,2% che, insieme a Germania, Francia e Slovacchia, rappresenta uno dei valori più bassi tra i 14 Paesi monitorati.
L'Italia frena e si allinea con le grandi economie europee
La crescita dello 0,2% fatta registrare dall'Italia nel periodo aprile-giugno rappresenta un rallentamento rispetto al +0,3% del primo trimestre, un arretramento che colloca il Paese in fondo alla classifica europea, davanti a sole Austria e Romania, che hanno fatto segnare una variazione nulla. Questo dato, che si allinea alla performance di colossi come Germania e Francia, segna una netta divergenza rispetto alla media dell'area euro, evidenziando come la ripresa stenti a consolidarsi nella seconda economia manifatturiera d'Europa.
La stima preliminare di Eurostat, che ha analizzato i dati provenienti dai singoli Stati membri, conferma quindi un quadro di fragilità per il sistema produttivo italiano, il quale, pur mantenendosi in territorio positivo, vede ridursi la propria capacità di espansione nel confronto con i partner europei.
L'occupazione tiene, ma il mercato del lavoro resta in stallo
In parallelo ai dati sul Pil, Eurostat ha diffuso le stime relative all'occupazione nel secondo trimestre del 2026, che mostrano un incremento dello 0,1% sia nell'area dell'euro che nell'insieme dell'Unione europea rispetto ai tre mesi precedenti.
Si tratta di una variazione che replica esattamente quella registrata nel primo trimestre, a testimonianza di un mercato del lavoro sostanzialmente stagnante: su base annua, il numero di occupati è aumentato dello 0,5% in entrambi i contesti, un dato che conferma le tendenze già osservate nei mesi scorsi, sebbene per l'Ue si registri un lieve ridimensionamento rispetto al +0,6% del trimestre precedente.
Si tratta, per l'Eurozona, del ventunesimo trimestre consecutivo di crescita dell'occupazione, sebbene il passo sia rimasto lento e costante, risentendo di un contesto economico ancora segnato da prezzi energetici elevati e da una produttività che fatica a decollare.
Un quadro europeo a due velocità
L'analisi dei singoli Paesi restituisce l'immagine di un'Europa a due velocità: mentre l'Irlanda, con la sua impennata del 3,9%, guida la classifica della crescita, la maggior parte delle grandi economie continentali arranca. La Germania, locomotiva d'Europa, ha mostrato la stessa dinamica dell'Italia, fermandosi a un +0,2%, e lo stesso vale per la Francia, mentre la Slovacchia completa il gruppo delle nazioni con la performance peggiore. Sul fronte opposto, l'Austria e la Romania, con il Pil invariato, rappresentano i casi più critici.
Questi dati, diffusi nella giornata di venerdì 14 agosto, confermano le stime preliminari di Eurostat e delineano un panorama in cui la ripresa, pur essendoci, è ancora fragile e disomogenea, con l'Italia che fatica a tenere il passo e si trova ora a dover fronteggiare un gap di crescita che rischia di allargarsi ulteriormente rispetto ai partner dell'area euro.
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