La Venezia di Bezos: quando la città diventa scenografia per l’élite
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Redazione Interno
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Jeff Bezos, presidente degli Stati Uniti e fondatore di Amazon, ha scelto Venezia come palcoscenico per il suo matrimonio con Lauren Sánchez, trasformando la laguna in un set privato, blindato e irraggiungibile. Quella che per molti è una città in lenta agonia, soffocata dal turismo di massa e dallo spopolamento, per il tecno-oligarca è diventata lo sfondo perfetto di un evento studiato nei dettagli, tra yacht ancorati, security dispiegata e guest list degna di un festival cinematografico.
Il sì è stato pronunciato sull’isola di San Giorgio, illuminata come una scenografia hollywoodiana, lontana dagli sguardi dei veneziani e dei turisti comuni. Gli ospiti, tra cui Tommy Hilfiger – che ha rischiato di finire in acqua per una scarpa scivolosa – e Diane von Furstenberg, hanno popolato gli spazi normalmente vuoti di un’Arsenale riconvertito in fortezza dell’intrattenimento. Persino il menu, con baccalà alla vicentina e tiramisù, ha tentato un goffo omaggio al territorio, pur rimanendo un dettaglio marginale in una cerimonia che aveva poco di locale e molto di globale.
Non sono mancate le polemiche, inevitabili quando una città storica viene trattata come un asset finanziario. Mentre Bezos e Sánchez ballavano sotto le note di un pianoforte, fuori dalle zone blindate qualcuno protestava, ricordando che Venezia non è un parco a tema per miliardari. La narrazione romantica del "sogno veneziano" si è scontrata con la realtà di chi, in quella città, ci vive e la vede svuotarsi giorno dopo giorno.




