Iran, Hormuz e la posizione della Cina: Pechino spinge sulla de-escalation
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Redazione Esteri
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La posizione della Cina sullo Stretto di Hormuz si inserisce in una linea di de-escalation della crisi tra Iran e Stati Uniti, con Pechino che chiede di mantenere sicuro il traffico marittimo e punta sulla soluzione diplomatica per tutelare gli interessi della comunità internazionale. Secondo Riccardi dell’Eu Sme Centre for China, la stabilità delle rotte marittime rappresenta una condizione essenziale per commercio, energia e pianificazione industriale, elementi che rendono Hormuz un punto centrale non solo per gli equilibri regionali ma anche per l’interdipendenza economica globale.
La lettura proposta da Riccardi evidenzia come la Cina cerchi di presentarsi come un attore favorevole alla stabilizzazione della situazione, segnalando a Washington e Teheran che la sicurezza dello Stretto non riguarda soltanto il rapporto tra i Paesi coinvolti direttamente nella crisi. Il controllo e la continuità dei collegamenti marittimi incidono infatti sugli interessi economici internazionali, perché eventuali tensioni nelle aree di transito possono avere conseguenze sulla circolazione delle merci e sulla programmazione delle attività industriali.
La questione dei dazi su Hormuz e il nodo della libertà di navigazione
La crisi ha riportato al centro del dibattito anche la minaccia, poi rientrata, di possibili dazi americani legati allo Stretto di Hormuz. Il ricercatore di Diritto Internazionale della Statale di Milano, Mandrioli, ha definito questa ipotesi una “follia giuridica”, spiegando che le acque dello Stretto sono sotto la sovranità di Oman e Iran. Nel suo intervento ha richiamato inoltre il ruolo storico degli Stati Uniti a favore della massima libertà di navigazione, tema che torna centrale quando le tensioni coinvolgono una delle principali aree marittime strategiche.
Il confronto sullo Stretto di Hormuz si lega quindi a un principio più ampio relativo alla sicurezza delle rotte commerciali e alla possibilità per il traffico internazionale di proseguire senza ostacoli. La discussione sui possibili dazi ha mostrato come una misura economica possa intrecciarsi con questioni di diritto internazionale e con la gestione degli spazi marittimi, in un contesto già segnato dalle tensioni tra Washington e Teheran.
Dalla tregua fragile agli scenari sulle rotte globali
Il memorandum del 17 giugno è stato cestinato e la tregua, descritta come particolarmente fragile, ha lasciato spazio al ritorno di scenari più duri. Nel conflitto tra Stati Uniti e Iran, con Israele che opera su un livello parallelo ma diverso, emerge il ruolo crescente delle rotte marittime strategiche, da Hormuz fino a Bab al-Mandeb, considerate strozzature fondamentali del commercio globale. La sicurezza di questi passaggi resta quindi uno degli elementi più osservati nella crisi.
Nel quadro delineato dagli sviluppi del conflitto viene evidenziata anche una difficoltà statunitense sul piano diplomatico. Secondo le informazioni riportate, questa situazione avrebbe caratterizzato la gestione americana fin dall’inizio dell’offensiva, nonostante i colpi inflitti alle prime e seconde file gerarchiche del regime iraniano e le dichiarazioni degli Stati Uniti sull’annientamento dei sistemi di attacco e difesa di Teheran.
Gli eventi successivi hanno mostrato che i missili balistici iraniani continuano a colpire gli obiettivi indicati, almeno nell’area del Golfo e nelle zone vicine. Parallelamente, la diplomazia delle terze file della Repubblica islamica avrebbe raggiunto un livello di ascolto e di relativa credibilità mai registrato dalla Rivoluzione iraniana del 1979, secondo quanto riportato nelle analisi sulla crisi.
Il richiamo internazionale alla sicurezza delle rotte marittime
La questione della libertà di navigazione è stata richiamata anche dal Consiglio IMO con un appello a preservare la sicurezza dei collegamenti marittimi. Il tema si inserisce nel dibattito più ampio sulla protezione delle rotte commerciali internazionali, in particolare in aree dove le tensioni geopolitiche possono incidere sulla circolazione delle navi e sugli interessi economici collegati.
La crisi di Hormuz continua così a intrecciare diplomazia, diritto internazionale e sicurezza economica. La posizione cinese, orientata alla de-escalation e alla ricerca di una soluzione diplomatica, si colloca in un contesto nel quale la stabilità delle vie marittime viene considerata un elemento necessario per mantenere attivi gli scambi commerciali e le relazioni economiche tra diversi Paesi.




