L’incubo della neve a Passolanciano e il crollo del ponte sul Trigno: l’Italia centro-meridionale sotto assedio del maltempo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ondata di maltempo che sta flagellando il Centro-Sud ha trasformato l’Abruzzo in un teatro di operazioni militari e soccorsi alpini, dove la neve, caduta con violenza inaudita, ha rischiato di trasformare una vacanza in una trappola mortale. A Passolanciano, località sciistica della Maiella a cavallo tra le province di Pescara e Chieti, il paesaggio è stato letteralmente riscritto da una coltre bianca che ha raggiunto i tre metri d’altezza; un hotel, insieme alle sue undici persone rimaste bloccate (tra cui un bambino di appena dieci anni), si è ritrovato completamente isolato, con le due uniche strade d’accesso divenute impraticabili a causa del peso della neve e della caduta di numerosi alberi ad alto fusto.

L’intervento degli Alpini del 9° reggimento per riaprire la viabilità

È stato a questo punto, come spesso accade in queste emergenze, che è scattato il dispositivo di protezione civile che ha visto protagonisti i militari dell’Esercito, e in particolare gli Alpini del 9° reggimento dell’Aquila, chiamati a operare in un contesto di difficoltà estrema. Da un lato, gli uomini del nono reggimento sono dovuti intervenire lungo la Strada Statale 614 “della Maielletta”, nel comune di Pretoro, a seguito di un evento valanghivo – o comunque di un accumulo eccezionale – che aveva provocato la caduta dei tronchi, impedendo di fatto qualsiasi manovra di sgombero da parte dei mezzi Anas. I militari, impiegati con motoseghe e mezzi speciali, hanno proceduto al sezionamento e alla rimozione degli ostacoli, riuscendo a ripristinare le condizioni minime per la circolazione; dall’altro lato, sempre il Nono Reggimento si è attivato per raggiungere la struttura ricettiva di Passolanciano, nel territorio di Serramonacesca, dove la situazione stava assumendo i contorni del déjà-vu rispetto alla tragedia di Rigopiano, anche se, per fortuna, con esito diametralmente opposto.

Ponte crollato sul Trigno e le altre criticità infrastrutturali

Mentre gli undici ospiti dell’hotel (ai quali si aggiungevano tecnici e personale della struttura) attendevano i soccorsi – riferendo di avere viveri a volontà ma di essere comunque bloccati da un “muro bianco” – la situazione della viabilità pesante non migliorava affatto. Le piogge torrenziali che hanno accompagnato il peggioramento hanno gonfiato i fiumi fino a renderli dei divoratori di asfalto: è il caso del ponte sul fiume Trigno, lungo la Statale 16 Adriatica, che è letteralmente crollato, spezzando il collegamento tra l’Abruzzo e il Molise. Le autorità hanno confermato che il cedimento è avvenuto dopo l’esondazione del corso d’acqua, un’evenienza che era già monitorata nelle ore precedenti, ma che alla fine ha avuto la meglio sull’infrastruttura. Inoltre, altri viadotti – come quello sulla provinciale 55 che collega Montenero di Bisaccia a San Salvo – sono stati chiusi in via precauzionale, proprio per scongiurare il rischio di ulteriori tragedie simili a quella che ha inghiottito il ponte principale.

L’Italia spaccata in due e il bilancio degli interventi

L’Italia, insomma, si presenta spaccata in due da questo ribaltone meteorologico di aprile: mentre al Nord il clima è più mite, il Centro-Sud combatte con una combinazione micidiale di neve record e alluvioni lampo. A riprova della vastità dell’emergenza, i numeri parlano chiaro: tra Abruzzo, Molise e Puglia i vigili del fuoco hanno già superato gli ottocento interventi, con 627 unità al lavoro su tre regioni. In Abruzzo, la rottura della condotta idrica Tavo Sud ha lasciato addirittura senza fornitura diretta l’ospedale di Penne, costringendo all’utilizzo di autobotti, mentre in Molise e Puglia si contano decine di automobilisti soccorsi e famiglie evacuate da masserie isolate. La neve, che in alcuni paesi della provincia di Isernia ha superato i settanta centimetri in una sola notte, continua a mantenere l’Abruzzo in uno stato di allerta massima, con i tecnici che monitorano costantemente i livelli delle dighe (come quella di Occhito) per evitare nuove esondazioni.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.