Roma, colloqui Usa-Iran sul nucleare: Teheran respinge le "richieste irreali"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella cornice della Farnesina, dove ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha incontrato il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, si è aperto oggi il secondo round di negoziati tra Iran e Stati Uniti sul controverso programma nucleare di Teheran. Mediazione affidata all’Oman, che già la scorsa settimana aveva facilitato un primo dialogo definito "costruttivo", ma che ora sembra arenarsi di fronte alle posizioni inconciliabili delle due parti.

L’Iran, che attraverso Araghchi ha ribadito di "non essere a Roma per una resa", respinge con durezza le condizioni poste da Washington, giudicate "irrealistiche". Tra queste, la richiesta di smantellare completamente le attività di arricchimento dell’uranio, considerate da Teheran una violazione della sovranità nazionale. Non a caso, prima di volare in Italia, il ministro aveva consultato il presidente russo a Mosca, cercando sostegno per contrastare quella che viene percepita come un’ingerenza americana.

Gli Stati Uniti, dal canto loro, mantengono un approccio ambiguo: da un lato, l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff insiste sulla necessità di un accordo che garantisca la non proliferazione nucleare; dall’altro, persiste lo spettro di un’opzione militare, mai del tutto accantonata nonostante le tensioni interne all’amministrazione. Il tutto mentre riaffiorano le ombre del passato: nel 2018, con l’abbandono unilaterale dell’accordo sul nucleare voluto da Trump, Washington aveva di fatto congelato ogni dialogo, lasciando l’Aiea – l’agenzia internazionale per l’energia atomica – senza gli strumenti per monitorare le attività iraniane.

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