L’inflazione torna a correre in Italia e nell’eurozona, la guerra in Iran spinge i prezzi al 2,8%
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Redazione Economia
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L’inflazione ha bruscamente accelerato nell’eurozona durante il mese di aprile, con l’Italia che si attesta al 2,8% – un balzo di oltre un punto percentuale rispetto al +1,7% registrato a marzo – e l’area nel suo complesso che tocca il 3%, secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat e confermate a livello europeo. Un incremento, questo, che nessun osservatore poteva definirsi impreparato a intercettare, data la natura delle tensioni geopolitiche in corso. A trainare la risalita – che per una famiglia tipo si traduce in una spesa aggiuntiva di almeno mille euro su base annua – sono i prezzi energetici, letteralmente impennatisi dopo la chiusura virtuale dello stretto di Hormuz e l’escalation del conflitto in Iran.
Il caro energetico e l’effetto Hormuz
L’Istat ha quantificato la variazione mensile dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, in un +1,2% rispetto a marzo; su base annua, il dato schizza al +2,8%, segnando un’inversione di tendenza netta se la si confronta con la dinamica moderata delle scorse settimane. Quello che maggiormente colpisce, nell’analisi dell’istituto di statistica, è il comportamento dei comparti energetici: quelli non regolamentati volano da un -2,0% a un +9,9%, mentre i regolamentati passano da -1,6% a +5,7%. Un’impennata, insomma, che non lascia scampo ai bilanci domestici, soprattutto se a essa si somma l’accelerazione dei prezzi degli alimentari non lavorati – passati dal +4,7% al +6,0% –, segnale inequivocabile di una torsione inflattiva che sta contagiando a catena l’intero paniere.
Le stime preliminari e il peso sulle tasche
La guerra in Iran, e in particolare la minaccia o la parziale interruzione dei flussi attraverso lo stretto di Hormuz (arteria vitale per il trasporto del greggio), ha dunque prodotto l’effetto che molti analisti temevano, riversandosi direttamente sulle bollette e sul carrello della spesa. La stima preliminare dell’Istat per aprile 2026 non lascia spazio a interpretazioni alternative: si tratta del rialzo congiunturale più marcato da oltre un anno, e la fiducia dei consumatori – come rilevato da sondaggi paralleli – è scivolata ai minimi da molto tempo, complice l’erosione del potere d’acquisto. A livello di intera eurozona, il 3% di inflazione media rappresenta un valore che supera ampiamente l’obiettivo della Banca centrale europea, obiettivo che già da diversi trimestri appariva sempre più difficile da centrare.
Numeri e tendenze senza margini di errore
L’aumento dell’1,2% su base mensile – parametro, quest’ultimo, spesso più rivelatore delle dinamiche di breve periodo rispetto alla variazione tendenziale – segnala una repentinità nella corsa dei listini che difficilmente potrà riassorbirsi in poche settimane, specie finché lo scenario mediorientale resterà caratterizzato da attacchi e controattacchi. L’Istat, nella sua consueta nota metodologica, ha sottolineato che l’accelerazione riguarda trasversalmente diverse voci, ma il traino principale resta quello energetico. Per una famiglia media, la stima di mille euro aggiuntivi di spesa annua è probabilmente persino prudente, se si considera che gli alimentari non lavorati hanno già superato la soglia del +6% e che i rincari dei servizi, di solito, seguono con qualche mese di ritardo.




