La rivincita delle auto elettriche in Italia, futuro green secondo Motus-E

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La transizione verso la mobilità elettrica, lungi dall'essere una mera opzione per gli amanti della tecnologia o per i consumatori più attenti all'ambiente, si sta delineando come una delle leve strategiche fondamentali per il futuro industriale ed energetico del nostro Paese. È questa la tesi, suffragata da dati e proiezioni, che emerge con chiarezza dal nuovo "Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026", un documento presentato dall'associazione Motus-E in occasione della conferenza "L'automotive verso il 2035: previsioni, sfide e opportunità", tenutasi alla Casina Valadier di Roma.

L'incontro, che ha visto la partecipazione di istituzioni e rappresentanti dell'industria, ha offerto uno spaccato delle potenzialità insite in un cambio di paradigma del trasporto su ruota, evidenziando come l'elettrificazione possa rappresentare una risposta concreta non solo alle sfide ambientali ma anche a quelle legate alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.

Otto milioni di veicoli green: lo scenario ipotizzato da Motus-E

Secondo le analisi contenute nel Libro Bianco, l'Italia potrebbe trovarsi, entro la fine del prossimo decennio, con un parco circolante di veicoli elettrici e ibridi plug-in che sfiora quota 8 milioni di unità. Una cifra, questa, che pur rappresentando una proiezione, si fonda su dati di partenza oggettivi: l'attuale consistenza del circolante "alla spina" nel nostro Paese, che si attesta su circa 830.000 veicoli tra auto, furgoni e camion, e una rete di ricarica pubblica che ha già superato i 78.000 punti installati sul territorio.

Per inquadrare la portata di questa trasformazione, è necessario considerare che la quota di mercato delle auto elettriche in Italia, nel primo trimestre del 2026, si è fermata all'8%, un valore significativamente inferiore rispetto alla media europea del 20%. Questo divario, lungi dall'essere un ostacolo insormontabile, viene interpretato da Motus-E come un margine di crescita potenziale, che potrebbe essere colmato grazie a un mix di politiche industriali mirate e sviluppo infrastrutturale.

Due strade percorribili: lo scenario conservativo e quello accelerato

Per fornire un quadro il più possibile esaustivo, il rapporto non si limita a una singola previsione ma delinea due possibili traiettorie di sviluppo, condizionate in larga misura dalle scelte politiche ed economiche che verranno intraprese nei prossimi anni. Il primo scenario, definito "conservativo", parte dal presupposto di una continuità del quadro legislativo vigente, in assenza di nuovi incentivi statali per i veicoli leggeri e con un'attivazione solo parziale dei finanziamenti del PNRR per le infrastrutture di ricarica.

In questa ipotesi, l'Italia si manterrebbe con un ritardo di circa quattro anni rispetto alla media europea, arrivando al 2035 con 4,6 milioni di veicoli elettrici puri e 3,2 milioni di ibridi plug-in, mentre la rete pubblica si attesterebbe su quasi 133.000 punti di ricarica, affiancati da oltre 3 milioni di colonnine private.

A fronte di questo quadro più prudente, si staglia lo scenario "accelerato", che dipinge un futuro dove l'elettrificazione diventa una priorità strategica. L'ipotesi formulata da Motus-E prevede l'introduzione di un incentivo strutturale per i cittadini, un mandato per le flotte aziendali al 100% a zero emissioni e il potenziamento dei fondi europei per l'infrastruttura di ricarica.

Grazie a queste misure, il ritardo italiano si ridurrebbe a tre anni, portando sulle strade della Penisola 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di plug-in, mentre i punti di ricarica pubblici supererebbero quota 164.000, con 3,5 milioni di punti di ricarica privati a supporto. L'incremento della domanda di elettricità, stimato tra 15,2 e 17,6 TWh, viene considerato dall'associazione pienamente compatibile con il sistema elettrico nazionale, anzi, un potente stimolo per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Un risparmio di 34 milioni di barili di petrolio all'anno

Al di là dei pur significativi numeri sul parco circolante, il cuore del messaggio promosso da Motus-E risiede nell'impatto che questa transizione potrebbe avere sull'indipendenza energetica del Paese. Secondo le stime riportate nel Libro Bianco, la diffusione su larga scala dei veicoli elettrificati consentirebbe all'Italia di ridurre le proprie importazioni di petrolio di una quantità compresa tra 34,6 e 41,5 milioni di barili all'anno entro il 2035.

Una riduzione che, a seconda dello scenario, si tradurrebbe in un risparmio economico valutabile tra i 2,4 e i 2,9 miliardi di euro annui, risorse preziose che verrebbero sottratte all'importazione di greggio per essere reinvestite nell'economia nazionale.

In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e dall'instabilità dei prezzi delle materie prime, la capacità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili assume una valenza che va ben oltre il mero calcolo economico, configurandosi come un elemento cruciale per la sovranità e la sicurezza nazionale.

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