Tennis italiano, un sorpasso storico: la federazione batte il calcio nei ricavi
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Redazione Sport
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L'analisi che oggi campeggia sulle pagine de Il Sole 24 Ore ha il sapore della storia, quella che si scrive non solo sui campi in terra battuta ma anche nei bilanci: il 2025, infatti, segna un passaggio tanto simbolico quanto concreto per lo sport nazionale, con la Federazione Italiana Tennis e Padel che, per la prima volta, chiude l’esercizio con ricavi superiori a quelli della Federcalcio. Il valore della produzione della FITP, in un anno definito "incredibilmente esagerato" dal suo presidente Angelo Binaghi, supera infatti la soglia dei 230 milioni di euro, mentre quello della FIGC si colloca poco sopra i 200 milioni, avendo fissato un bilancio di previsione per l’anno in corso a 197 milioni. Un sorpasso economico che arriva sulla scia di vittorie sportive senza precedenti, le quali hanno scritto pagine indelebili, aggiudicandosi, tra gli altri trofei, cinque titoli del Grande Slam.
Il volano dei successi azzurri e una crescita strutturata
Se è innegabile il peso dell’"effetto Sinner", che ha acceso i riflettori e acceso la passione di moltissimi, il fenomeno affonda le radici in un percorso collettivo di lungo periodo. L’Italia, non a caso, per il secondo anno consecutivo si è laureata campione del mondo sia nel tennis maschile che in quello femminile, trionfando in Coppa Davis e in Billie Jean King Cup, un traguardo sinora raggiunto solo da Stati Uniti e Australia. I trionfi del campione altoatesino, uniti a quelli di Jasmine Paolini, di Lorenzo Musetti e di altri interpreti di valore, hanno creato una spinta propulsiva straordinaria, ma la federazione, che deve ancora approvare i bilanci consuntivi in primavera, ha saputo canalizzare questo slancio in un progetto di sviluppo organico. "Per formare i nuovi Sinner e Musetti", ha spiegato Binaghi, "c’è bisogno di professionisti sempre più preparati", ragion per cui è stato implementato "un sistema di formazione strutturato su più livelli di qualifica", il quale coinvolge oggi "oltre 15 mila addetti, dagli istruttori di base ai tecnici nazionali".
Gli investimenti e una ripartizione delle risorse dibattuta
Questa crescita imponente, che testimonia come lo sport raccontato spesso come individuale poggi in realtà su un’organizzazione solida e capillare, non cancella tuttavia le perplessità di chi guida la federazione stessa riguardo alla ripartizione dei fondi pubblici. Il presidente Binaghi, infatti, ha posto una questione di merito, chiedendosi pubblicamente il motivo per cui alla Federcalcio vengano destinati "il doppio dei contributi" statali rispetto alla FITP, in un contesto dove i risultati sportivi e la redditività economica sembrerebbero premiare ampiamente la seconda. Una domanda che, inevitabilmente, apre un dibattito sulle politiche di sostegno allo sport, le quali forse faticano a tenere il passo con mutamenti così rapidi e con successi così eclatanti, arrivati in uno degli anni più dorati per il movimento.
Un modello che guarda al futuro oltre l'entusiasmo del momento
Il sorpasso economico sul calcio, dunque, non è un episodio isolato legato soltanto all’entusiasmo per le vittorie di atleti fenomenali, ma appare come il punto d’arrivo, per ora, di una strategia che ha puntato con decisione sulla qualità della formazione tecnica e sulla gestione imprenditoriale. Mentre il sistema tennistico nazionale dimostra una vitalità che pochi avrebbero scommesso di vedere in tempi così brevi, l’intero settore è chiamato a riflettere su modelli di governance e di finanziamento, affinché un’onda così positiva, generata da palleggi vincenti e da un management attento, non si infranga ma possa anzi costruire basi durature. La strada tracciata, del resto, mostra come l’investimento nella crescita tecnica di migliaia di operatori sia stato un moltiplicatore essenziale per capitalizzare il talento dei campioni e trasformarlo in un bene comune, sostenibile e redditizio.




