Il mago delle estrazioni racconta la rocambolesca fuga di Machado verso Oslo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Senza la sua copertura, una parrucca che alterava completamente i lineamenti, e senza la scorta di un equipaggio ridottissimo, María Corina Machado non avrebbe mai potuto lasciare il nascondiglio di Caracas. La leader dell’opposizione venezuelana, determinata a raggiungere Oslo per ritirare di persona il Premio Nobel per la Pace, si è infatti affidata a un’operazione clandestina di esfiltrazione, orchestrata da un veterano di guerra che, dopo ore di navigazione pericolosa, ha potuto comunicare al suo team l’avvenuto successo con un laconico “Jackpot”. Il piano, denominato in codice “Golden Dynamite”, prevedeva di aggirare i posti di blocco militari disseminati nel paese e di affrontare un tratto di mare in tempesta, i cui effetti hanno rischiato di mandare completamente a monte la missione quando il gps, strumento vitale per l’orientamento, è finito in acqua a causa delle onde alte tre metri.

La deriva e il timore per l’incolumità

Proprio in quel frangente, mentre la piccola barca da pesca utilizzata per la fuga vagava senza una rotta precisa, Machado ha vissuto i momenti di maggiore apprensione, tanto da dichiarare in seguito di aver sentito concretamente a rischio la propria vita. La traversata, che si è protratta per diverse ore in condizioni proibitive, ha rappresentato il culmine di un viaggio segreto la cui riuscita, stando alla ricostruzione di alcuni giornali, è stata possibile anche grazie a un intervento della Central Intelligence Agency e di servizi deviati, su mandato dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la quale aveva dato l’incarico di portare in salvo l’esponente politica.

L’arrivo e le celebrazioni

Superate le peripezie della fuga, l’arrivo nella capitale norvegese è stato ritardato di alcuni giorni, un particolare che ha ispirato ai media internazionali titoli che riecheggiavano celebri film, mentre l’immagine della donna, con le braccia spalancate in un abito elegante, ha fatto rapidamente il giro del mondo. Quel sorriso, se da un lato celebrava il raggiungimento di un traguardo personale e simbolico, dall’altro copriva la fatica e i pericoli di un’operazione che ha dell’incredibile, mostrando quanta pianificazione e quanta audacia siano state necessarie per permettere a Machado di presentarsi fisicamente alla cerimonia di premiazione.

La struttura e gli artefici dell’operazione

A condurre materialmente l’estrazione è stata una società privata, la Grey Bull, che impiega principalmente ex membri delle forze speciali e agenti dei servizi segreti in pensione, i quali hanno messo a punto un piano minuzioso per eludere la sorveglianza. L’organizzazione, la quale opera spesso per conto di governi stranieri in scenari ad alto rischio, ha gestito ogni fase della complessa manovra, dalla partenza fino all’approdo sicuro in territorio amico, dimostrando come simili attività, un tempo di esclusivo appannaggio statale, siano ormai spesso delegate a contractor specializzati. La vicenda, al di là delle implicazioni politiche immediate, delinea quindi un modus operandi sempre più frequente in contesti di crisi, dove la frontiera tra azione istituzionale e iniziativa privata diventa volutamente sfumata.

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