Conte e Landini uniti per i referendum: "Pronti a smantellare il Jobs Act"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giuseppe Conte, dopo l’incontro con Maurizio Landini e altri rappresentanti della Cgil, non ha esitato a definire "necessario" l’impegno per i quattro quesiti referendari in programma l’8 e 9 giugno, quelli che puntano a modificare radicalmente il Jobs Act. "Li ho firmati subito", ha detto il leader del M5S, sottolineando come l’obiettivo sia "abrogare norme che hanno indebolito le tutele dei lavoratori". Tra le priorità, oltre alla lotta ai licenziamenti illegittimi e alla precarietà crescente, c’è la sicurezza sui luoghi di lavoro, un tema tornato drammaticamente d’attualità con gli oltre mille morti all’anno. "Serve una procura nazionale dedicata", ha aggiunto Conte, ribadendo una proposta già avanzata in passato.

Anche Avs, con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, ha confermato il pieno sostegno ai referendum, definendoli una "piccola grande rivoluzione contro la precarietà". L’incontro tra i portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra e Landini, davanti al Senato, ha messo in luce una "condivisione totale" sull’obiettivo comune: raggiungere il quorum. "La posta in gioco è alta", ha osservato Fratoianni, mentre Bonelli ha parlato di "cinque sì convinti" per cambiare un sistema che "negava diritti fondamentali".

La segretaria del Pd, Elly Schlein, pur senza entrare nei dettagli, ha assicurato l’impegno del partito, lasciando intendere un’apertura verso i referendum. Ma la sfida è complessa, soprattutto dopo l’esclusione del quesito sull’autonomia differenziata, che avrebbe potuto trainare l’affluenza. Landini, consapevole delle difficoltà, ha chiamato in causa tutte le opposizioni: "Dimostrino che esiste un’altra maggioranza nel Paese".

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