Referendum sul Jobs Act, una questione già superata
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Redazione Interno
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Il referendum sul Jobs Act, proposto dalla Cgil e ammesso dalla Corte costituzionale, nasce già vecchio e superato. Secondo il professor Marco Leonardi, che faceva parte dello staff di Matteo Renzi al tempo della stesura del Jobs Act, il problema principale del quesito è che solleva questioni ormai datate. La proposta mira a ripristinare il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo, una misura che, secondo Leonardi, non risponde più alle esigenze attuali del mercato del lavoro.
Nel frattempo, la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare l’inammissibilità del referendum sull’autonomia differenziata ha aumentato la mobilitazione sulle misure e i provvedimenti che la stessa Corte ha indicato come indispensabili. La legge Calderoli, infatti, è stata ritenuta illegittima in molte sue disposizioni, e la bocciatura del referendum ha spostato l’attenzione su questi aspetti.
Angelo Bonelli, leader di Europa Verde, ha commentato la bocciatura del referendum sull'autonomia differenziata, sottolineando come la maggioranza festeggi per salvare la faccia, ma in realtà non sappia come affrontare la situazione. La riforma renziana del Jobs Act, che secondo alcuni avrebbe creato un milione di posti di lavoro, è stata in gran parte smontata dalla Consulta, ma resta intatta la norma che, in caso di licenziamento illegittimo, non prevede il diritto del lavoratore a essere reintegrato, bensì solo l'indennizzo.
Se il referendum raggiungesse il quorum e vincesse il sì, si tornerebbe alla riforma Fornero, che prevedeva il reintegro del lavoratore.




