Sigonella e i droni verso il Golfo, Scerra (M5S) interroga Crosetto: "Il ministro chiarisca il ruolo delle basi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il cielo sopra la piana di Catania, e più in generale il sistema di comunicazioni che dal centro della Sicilia si irradia per mezzo del MUOS di Niscemi, è tornato al centro del dibattito politico nazionale a seguito dell’escalation che ha visto gli Stati Uniti colpire l’Iran. Il Movimento 5 Stelle, per bocca del deputato Filippo Scerra, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro della Difesa Guido Crosetto, chiedendo delucidazioni puntuali sull’effettivo utilizzo delle installazioni militari presenti sul territorio italiano – con un focus particolare sulla base aeronavale di Sigonella – nel contesto delle operazioni belliche in Medio Oriente. La richiesta, corredata dai dati dei tracciati di volo pubblici che testimoniano movimenti di velivoli senza pilota e aerei da pattugliamento marittimo, mira a fare luce su quello che il deputato definisce un possibile coinvolgimento diretto, o quantomeno un supporto logistico fondamentale, del Paese nelle ostilità in corso, chiedendo di comprendere se vi sia o meno una piena aderenza alle direttive parlamentari e agli accordi internazionali che regolano la presenza di forze straniere sul suolo nazionale.

L’intensificazione del traffico aereo e la versione ufficiale del governo

Mentre dai tabulati radar emergerebbe un’intensificazione del traffico di droni della classe Global Hawk e MQ-4C Triton – velivoli ad alta quota con capacità di sorveglianza e intelligence che dalla base etnea si sono diretti verso il Golfo Persico, in particolare a ridosso dell’attacco del 4 marzo – la posizione ufficiale di Roma, ribadita dal sottosegretario Alfredo Mantovano, tenderebbe a circoscrivere la natura di tali missioni ad attività di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea. Per l’esecutivo, al momento, non ci sarebbe alcuna richiesta formale da parte dell’amministrazione Trump per un utilizzo delle basi come piattaforme di lancio per attacchi offensivi contro Teheran, e qualsiasi ipotesi di questo tipo richiederebbe ovviamente una specifica autorizzazione da parte del governo italiano, che passerebbe attraverso il consueto iter di confronto con il Parlamento.

Tuttavia, l’opposizione, sostenuta in questo anche da esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, non sembra accontentarsi delle rassicurazioni verbali, e sottolinea come la presenza del sistema MUOS a Niscemi – uno dei soli quattro nodi terrestri globali per le comunicazioni satellitari sicure della Marina statunitense – costituisca di fatto un elemento di connessione inscindibile con la macchina bellica americana. Un P-8A Poseidon, stando a quanto ricostruito dai parlamentari del M5S, sarebbe decollato da Sigonella già nelle primissime ore successive all’inizio delle ostilità, diretto verso il Mediterraneo orientale, a supporto delle operazioni di ricognizione. Questi movimenti, secondo i firmatari dell’atto ispettivo, dimostrerebbero come le strutture italiane siano già pienamente inserite nell’ingranaggio militare statunitense, sollevando interrogativi non solo sullo stato di allerta delle basi, ma anche sul livello di rischio cui è esposta l’isola e l’intero Paese in caso di un’ulteriore estensione del conflitto.

Il quadro giuridico e le richieste di difesa dai paesi del Golfo

Di fronte a queste sollecitazioni, il ministro Crosetto ha risposto richiamando la vigenza di accordi internazionali ormai consolidati, che vanno dal Nato Sofa del 1951 fino al Memorandum d’intesa del 1995, cornici giuridiche che nessun governo avrebbe finora avuto motivo di modificare e che regolamentano l’operatività delle forze armate statunitensi in Italia. In parallelo, però, il governo starebbe valutando richieste di aiuto di segno diverso, provenienti da paesi dell’area del Golfo come Emirati Arabi, Kuwait e Qatar, i quali avrebbero chiesto all’Italia non un appoggio offensivo, bensì sistemi di difesa: si parla di assetti anti-drone, di radar, di possibili fregate multi-missione della classe FREMM, come la Schergat, o del sistema terra-aria SAMP/T, un’ipotesi che implicherebbe l’invio di mezzi difensivi per proteggere gli alleati da eventuali attacchi, nel quadro di un’azione coordinata con l’Unione Europea.

La discussione, insomma, si sposta su un doppio binario: da un lato c’è la necessità di chiarire il ruolo reale di Sigonella e del MUOS – se siano cioè piattaforme meramente difensive e di sorveglianza, o se invece costituiscano parte integrante della catena di comando e controllo delle operazioni belliche in corso – e dall’altro si profila la concreta eventualità di un contributo italiano alla difesa aerea di quei paesi che, nel Golfo, si sentono minacciati dalle ripercussioni del conflitto. L’interrogazione di Scerra e dei colleghi pentastellati mira proprio a far emergere la linea di demarcazione tra queste due opzioni, chiedendo al ministro della Difesa di riferire in Aula per dissipare le ombre che aleggiano su un utilizzo delle basi che, a giudicare dai tracciati, appare tutt’altro che statico o di mera routine.

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