Chernobyl senza energia e Kiev sotto le bombe, l'inverno del terrore per l'Ucraina
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La guerra in Ucraina, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump inizia il suo nuovo mandato, entra in una fase di pericolo acuito dalla combinazione di freddo estremo e attacchi mirati alle infrastrutture vitali. Nella notte, una nuova ondata di bombardamenti ha colpito Kiev e la regione circostante, scatenando allarmi aerei e costringendo la popolazione a rifugiarsi nei sotterranei, mentre il boato di esplosioni e il ronzio dei droni segnavano un copione già purtroppo noto. Secondo le prime testimonianze, riportate dall'aeronautica militare ucraina, alcuni dei colpi hanno centrato obiettivi sensibili, provocando danni rilevanti e lasciando diversi quartieri della capitale al buio e senza approvvigionamento idrico, in un momento in cui il termometro registra temperature polari, fino a quattordici gradi sotto zero. Il sindaco Vitali Klitschko ha parlato di almeno un ferito, un dettaglio che, seppur minimo rispetto alle potenzialità distruttive dell'attacco, sottolinea la quotidianità del rischio per chi ancora resiste nella città.
L'allarme nucleare dell'Aiea
Ben più grave, e carico di conseguenze potenzialmente catastrofiche, è però l'allarme lanciato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, che ha visto le sue preoccupazioni materializzarsi in poche ore. Il direttore generale Rafael Grossi, attraverso un messaggio sui social network, ha confermato che "diverse sottostazioni elettriche ucraine fondamentali per la sicurezza nucleare" sono state colpite da quella che ha definito un'"intensa attività militare". L'episodio più critico riguarda la centrale di Chernobyl, il sito del disastro del 1986, che ha completamente perso ogni fonte di alimentazione esterna, un evento che riporta alla mente incubi che si credevano sepolti. L'impianto, sebbene non più operativo, necessita di un flusso costante di energia per mantenere in sicurezza il combustibile esaurito e i sistemi di monitoraggio delle radiazioni, il che rende la situazione attuale di un'instabilità preoccupante.
Il collasso della rete elettrica
La portata del blackout, del resto, non si limita al solo sito simbolo della tragedia nucleare, ma coinvolge anche le linee che servono altre centrali attive sul territorio nazionale, esponendo a rischi imprecisati una fetta consistente della capacità energetica ucraina. L'Aiea ha annunciato di monitorare attentamente gli sviluppi per valutarne l'impatto sulla sicurezza, uno sforzo che appare però vanificato dalla continuità delle operazioni belliche. L'effetto immediato di queste azioni, che qualcuno ha letto come il ritorno di una strategia zarista che punta a logorare il nemico con il "generale inverno", si è tradotto in centinaia di migliaia di persone lasciate senza luce e riscaldamento proprio nel cuore della stagione più rigida, una condizione che trasforma la semplice sopravvivenza in una sfida quotidiana.
Una cronaca nera senza fine
Il quadro che emerge da queste ore concitate è quindi duplice: da un lato, la violenza diretta contro i civili, con le sue ferite e le sue distruzioni, che continua a scrivere pagine di una cronaca nera i cui capitoli si sommano senza soluzione di continuità; dall'altro, la minaccia più subdola e pericolosa rappresentata dalla compromissione degli impianti nucleari, un pericolo che trascende i confini del conflitto e assume dimensioni potenzialmente continentali. La perdita di alimentazione a Chernobyl, in particolare, non è un incidente di percorso ma il sintomo di una escalation che gioca con elementi di pericolo assoluto, mentre le inchieste sugli eventi passati faticano a procedere in un contesto giudiziario reso farraginoso dalla guerra stessa.




