Migranti, la lettera dei 19 leader Ue accelera sui rimpatri e sugli hub nei Paesi terzi. Scontro Meloni-Sanchez al Consiglio europeo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'approvazione del nuovo regolamento europeo in materia di rimpatri, che introduce strumenti giuridici innovativi come la possibilità di istituire hub per il rientro dei migranti in Paesi terzi, sta ridisegnando gli equilibri politici all'interno dell'Unione, come dimostra la lettera firmata da diciannove capi di Stato e di governo – tra cui l'Italia e la Danimarca in posizione di traino – indirizzata ai vertici di Bruxelles per sollecitare un'attuazione rapida e concreta delle nuove norme.

La missiva, promossa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen, rappresenta un vero e proprio manifesto politico per quanti, all'interno del Consiglio europeo, intendono superare lo status quo, ritenendo ormai improrogabile la necessità di dimostrare risultati tangibili in materia di contenimento dei flussi migratori irregolari e di smantellamento dei modelli di business dei trafficanti di esseri umani.

Nel testo, i leader firmatari chiedono alla Commissione di sostenere gli Stati membri in questi sforzi, anche attraverso risorse finanziarie, e invitano organizzazioni internazionali come l'UNHCR e l'OIM a partecipare attivamente al processo, sottolineando al contempo la necessità di agire nel rispetto del diritto dell'Unione e delle convenzioni internazionali.

Il modello italo-albanese e le nuove frontiere dei rimpatri

La cooperazione tra Italia e Albania viene esplicitamente citata nella lettera come un'iniziativa già operativa, un modello che altri Paesi starebbero valutando di replicare per implementare le nuove possibilità offerte dal quadro giuridico europeo, che incoraggia soluzioni basate su Paesi terzi per gestire le espulsioni e i rimpatri di quanti non hanno titolo per soggiornare in Europa.

Questa spinta verso soluzioni innovative, che includono la creazione di hub di rimpatrio fuori dai confini comunitari, trova però un'opposizione netta in alcuni governi, come quello spagnolo, generando tensioni e scontri durante i lavori del Consiglio europeo in corso a Bruxelles. Il confronto più acceso è emerso al termine di un dibattito, innescato dalla premier danese Frederiksen, che ha elogiato l'approvazione del nuovo regolamento, scatenando una reazione a catena che ha visto contrapposte la presidente del Consiglio italiano e il premier socialista spagnolo Pedro Sanchez.

Il faccia a faccia Meloni-Sanchez: regolarizzazioni e impatti transfrontalieri

Sanchez, manifestando il proprio dissenso verso una linea considerata troppo rigida e potenzialmente lesiva dei diritti fondamentali, ha contestato l'impostazione restrittiva che sta prevalendo in una parte crescente dell'Unione, scatenando la replica di Giorgia Meloni, che ha difeso l'operato del governo danese e attaccato la politica migratoria di Madrid, ricordando come la decisione di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti irregolari in Spagna produca effetti che travalicano i confini nazionali in un'area caratterizzata dalla libera circolazione come Schengen.

Le fonti ufficiali hanno poi cercato di ridimensionare la portata dello scontro, definendolo come una normale dialettica politica tra leader, sebbene lo scambio abbia messo in luce due visioni sempre più divergenti sul futuro della politica migratoria europea: da un lato, l'asse che punta a rimpatri veloci e cooperazione con Paesi terzi, dall'altro chi, come la Spagna, difende un approccio orientato alla regolarizzazione e all'integrazione.

La coalizione dei volenterosi e il ruolo di Meloni

Al di là delle schermaglie pubbliche, la lettera firmata da diciannove Stati membri – tra cui Austria, Belgio, Grecia, Polonia e Ungheria – testimonia l'esistenza di una solida coalizione trasversale pronta a "procedere al più presto" nell'implementazione del nuovo pacchetto normativo, mettendo da parte le divisioni tra i diversi schieramenti politici per concentrarsi sull'obiettivo condiviso di ridurre i flussi irregolari e aumentare il tasso di espulsioni.

La riunione informale promossa da Italia, Danimarca e Paesi Bassi a margine del Consiglio, cui ha partecipato anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha proprio ribadito questa volontà, con l'obiettivo di avviare progetti pilota concreti e valutare ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi, dimostrando che il dibattito si sta spostando dall'astrattezza dei principi alla concretezza delle soluzioni operative.

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